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Economia e Finanza

SCENARIO/ Pelanda: alcune verità nascoste sulla ripresa italiana

Nei giorni scorsi è esplosa una polemica tra Banca d’Italia e governo sui dati che descrivono la vera situazione dell’economia. Il commento di CARLO PELANDA

Tremonti_PensaR400.jpg(Foto)

Nei giorni scorsi è esplosa una polemica tra Banca d’Italia e governo sui dati che descrivono la vera situazione dell’economia e del bilancio statale. Tremonti si è affrettato a dichiarare che si è trattato di un incidente interpretativo, ma il ministro Sacconi ha insistito nel definire “esoterici” i numeri rilasciati dalla Banca d’Italia e il Direttore generale di questa, Saccomanni, gli ha risposto, piccato, di leggerseli: implicita sfida a smentirli, se riesce.

 

Questa tensione polemica, così come la fretta di chiudere la questione, lascia intendere che il governo tema il rilascio di dati che mostrino una situazione peggiore di quella che comunica, fatto che merita un commento di fondo.

Da un lato, è comprensibile che il governo non voglia si inneschi un pessimismo che poi riduce nel mercato la quantità di capitale necessaria per alimentare (con più consumi e investimenti) la ripresa. E chiede, di fatto, complicità ai commentatori quando enfatizza i dati positivi, che ci sono, oscurando o minimizzando quelli negativi. Chi scrive è liberista è quindi incline a sostenere un governo che, pur non granché liberalizzante, cerca di almeno non espandere un suicida statalismo.

D’altro lato, è sbagliato tentare la costruzione della fiducia distorcendo la realtà. Anche perché la gente se ne accorge, percependo una discrasia tra ottimismo forzato e stato delle cose. Poiché liberale tendo ad avere fiducia nel buon senso della gente e penso che il dirle la verità poi sia la base per scelte politiche e di comportamento a beneficio del sistema complessivo.

Il punto: i dati della Banca d’Italia mostrano che l’impatto della crisi recessiva 2008/09 in Italia è stato pesantissimo e che la rigidità del nostro sistema economico sta ostacolando la ripresa con rischio di peggioramenti gravi nell’equilibrio del bilancio pubblico, nella tenuta dell’occupazione e del sistema bancario. Sintesi: senza grandi e urgenti cambiamenti, questa volta, c’è un serio rischio di andare a fondo.

Continua


COMMENTI
31/10/2010 - misurare la disoccupazione (Antonio Servadio)

I numeri sono numeri. Invece è tutto da discutere il modo in cui raccoglierli e dove e quando li si cerca. Fonti che mi parrebbero attendibili mi riferiscono alcuni paradossi su cui riflettere. Tra i "manager" disoccupati (licenziati) non pochi aprono partita IVA, nel tentativo di sopravvivere con stentate consulenze. Queste nuove partite IVA verrebbero conteggiate a tutti gli effetti come nuove imprese. Quindi la percezione (numeri in crescita) è positiva. Invece, nei fatti, ci sono dei professionisti -non affermati- disperatamente in cerca sopravvivere nel mondo del lavoro. Ora, il calo della disoccupazione. Se misuriamo l'andamento confrontando le quantità di chi perde lavoro nei vari semestri, sottostimiamo il fenomeno sia nelle quantità sia nella qualità, perché ignoriamo tutti coloro che restano disoccupati per parecchi mesi, o per anni: il caso di molti "professionals over40". Demagogia, inettitudine, politica o mi hanno raccontato frottole ?