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SCENARIO/ Pelanda: alcune verità nascoste sulla ripresa italiana

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Mentre il governo tende a dare l’immagine che l’Italia ha assorbito la crisi “esterna”, che la disoccupazione è inferiore a quella media europea e che quindi non occorre fare grandi manovre di stimolazione economica, la priorità è quella del rigore per non far crescere il debito con in mente il caso della Grecia. Banca d’Italia, correttamente: (a) aggiunge ai disoccupati sia quelli che sono in cassa integrazione sia quelli che hanno rinunciato a trovare un lavoro (per lo più tornati a quello in nero) e la somma fa 11%, picco negativo in Europa; (b) la qualità dei crediti sta peggiorando in uno scenario di imprese che fanno fatica a ripagare i debiti e quindi di banche che dovranno mettere a bilancio più sofferenze e perdite; (c) senza più crescita il rigore, alla fine, non sarà applicabile.

 

La ripresa appare la continuazione della recessione per mancanza di stimoli alla crescita dovuti a problemi strutturali di modello. È vero? Lo è, con l’annotazione che la parte sana del mercato mostra, in effetti, una buona ripresa, ma le aziende sane sono di meno. In questa situazione un governo non può solo limitarsi al rigore, pur prioritario, e all’assistenzialismo “di mantenimento”, ma deve cambiare il modello economico riducendo vincoli, tasse e spesa pubblica.

 

I politici al governo non vogliono farlo perché tale azione, pur salvifica, comporterebbe un’ondata di dissenso che ne distruggerebbe le ambizioni di carriera. Per questo oscurano i dati che li costringerebbero ad agire con più incisività. Ma ritengo che un politico debba pensare a salvare la nazione e non la propria carriera. E così invito a pensare.

 

www.carlopelanda.com

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COMMENTI
31/10/2010 - misurare la disoccupazione (Antonio Servadio)

I numeri sono numeri. Invece è tutto da discutere il modo in cui raccoglierli e dove e quando li si cerca. Fonti che mi parrebbero attendibili mi riferiscono alcuni paradossi su cui riflettere. Tra i "manager" disoccupati (licenziati) non pochi aprono partita IVA, nel tentativo di sopravvivere con stentate consulenze. Queste nuove partite IVA verrebbero conteggiate a tutti gli effetti come nuove imprese. Quindi la percezione (numeri in crescita) è positiva. Invece, nei fatti, ci sono dei professionisti -non affermati- disperatamente in cerca sopravvivere nel mondo del lavoro. Ora, il calo della disoccupazione. Se misuriamo l'andamento confrontando le quantità di chi perde lavoro nei vari semestri, sottostimiamo il fenomeno sia nelle quantità sia nella qualità, perché ignoriamo tutti coloro che restano disoccupati per parecchi mesi, o per anni: il caso di molti "professionals over40". Demagogia, inettitudine, politica o mi hanno raccontato frottole ?