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NUCLEARE/ L’esperto: la centrale "in giardino" è sicura al 100 per 100

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Il fatto di ospitare delle centrali nucleari non comporterebbe nessun problema per la Lombardia, il cui tessuto produttivo oltretutto ha anche una notevole fame di energia. Oggi inoltre i reattori possono essere costruiti in prossimità dei centri abitati senza particolari problemi legati alla sicurezza. Per motivi di praticità, come la necessità di una costante manutenzione, un reattore non può ovviamente sorgere nel mezzo di un deserto. Ma in ogni caso non ci sarebbe nessuna necessità per individuare zone disabitate. Le centrali possono infatti essere messe tranquillamente in regioni a elevate densità di popolazione come la Lombardia.

 

Quali sono, dal punto di vista ambientale, i vantaggi della fusione nucleare rispetto alla fissione?

 

Per rispondere bisogna partire dal presupposto che la fissione è come una pila, che accumula tutta l’energia all’inizio e poi la rilascia durante la vita del reattore. Mentre la fusione è come un forno, che deve essere continuamente alimentato. Nel caso si verifichino dei problemi, con la fusione basta quindi chiudere i rubinetti e la reazione si ferma. E la conseguenza è che non è neanche necessaria l’evacuazione delle aree.

 

Quando inizierà a funzionare ITER? E quando sarà possibile avere il primo impianto commerciale a fusione?

 

Il programma di costruzione e di ricerca di ITER prevede l’inizio delle operazioni tra circa dieci anni e i primi esperimenti di produzione di energia da fusione tra circa sedici anni. La costruzione del primo reattore dimostrativo (in grado cioè di produrre energia elettrica da immettere in rete, anche se non a costi economicamente convenienti rispetto ad altre fonti) potrebbe essere iniziata in circa 20 anni. occorre però che in parallelo a ITER vada avanti lo sviluppo delle ricerche sui materiali per la fusione, con la realizzazione della International Fusion Material Irradiation Facility (IFMIF), per la quale è in corso la realizzazione di una linea prototipo in Giappone nell’ambito di una collaborazione tra Giappone e Ue, in cui l’Italia svolge un ruolo primario, attraverso l’attività dell’ENEA, del CNR e dell’INFN.

 

Su quali altri filoni state conducendo le vostre ricerche?

 

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