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Economia e Finanza

NUCLEARE/ L’esperto: la centrale "in giardino" è sicura al 100 per 100

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Le reazioni di fusione producono neutroni di elevata energia. Sotto l’effetto di questi neutroni i materiali di cui sono fatti i componenti all’interno del reattore tendono a perdere le loro caratteristiche strutturali e devono essere sostituti dopo un certo tempo. L’obiettivo è quello di sviluppare materiali la cui sostituzione debba essere fatta non prima di alcuni anni in maniera da evitare troppe pause nel funzionamento del reattore.

 

I contratti ottenuti dall’Italia sono pari a 500 milioni di euro. Che cosa rende il nostro Paese in grado di eccellere per quanto riguarda le componenti ad alta tecnologia?

 

La partecipazione al programma di ricerca e sviluppo tecnologico per la fusione che è stato condotto nell’ambito dello European Fusion Development Agreement (EFDA) negli scorsi anni è a mio parere alla base di questo successo.

 

Si può dire che ITER rappresenti per la fusione la stessa pietra miliare che ha rappresentato l’esperimento di Fermi del 1942 sotto lo stadio dell’Università di Chicago?

 

L’obiettivo di ITER è quello di dimostrare la produzione di potenza da fusione sulla scala di un reattore di medie dimensioni (500 MW) per durate che variano da alcuni minuti a un’ora. Inoltre verranno anche dimostrate molte delle principali tecnologie per la costruzione di un reattore dimostrativo. In questo senso ITER rappresenta qualcosa di più della pila di Fermi.

 

I reattori a fusione saranno economicamente competitivi con quelli a fissione e con le rinnovabili? Sarà una tecnologia a portata di tutti i Paesi o solo di alcuni?

 

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