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Economia e Finanza

SCENARIO/ La vittoria europea di Tremonti affosserà il taglio delle tasse?

Tremonti_Bandiera_ItaliaR400.jpg(Foto)

È una parola. La verità è che, al netto delle proteste contro la povera Mariastella Gelmini, rea di aver apportato quei tagli al budget della scuola pubblica che era inevitabile apportare, e dei malumori dei ministri ai “no” del supercollega Giulio Tremonti che ha bloccato tutte le richieste di incremento di spesa, gli organici della pubblica amministrazione non sono in agitazione: il che vuol dire o che nessuno ne minaccia la consistenza numerica o che nessuno chiede loro di lavorare di più. E poiché l’efficienza della spesa pubblica transita proprio attraverso la professionalità dei pubblici impiegati, viene da chiedersi se tanta tranquillità non sia sospetta.

 

Se insomma è vero, come purtroppo è vero, che per tagliare le tasse bisogna, prima, tagliare la spesa, come mai la parola d’ordine che si taglierà il tagliabile non serpeggia già come una minaccia, una grana, una rogna, per le file degli statali? Tanta tranquillità depone male.

 

Ed ecco che la linea morbida varata dall’Europa al vertice di Deauville finisce, paradossalmente, col diventare un retro-pensiero pericoloso perché anestetizza, intorpidisce, frena lo stimolo a far di più: tagliare la spesa e tagliare le tasse per stimolare lo sviluppo e i consumi. Senza la spada di Damocle dell’Europa sul capo, la riduzione del debito attraverso una politica fiscale più efficiente, perché condotta a parità di entrate ma con uscite calanti, diventa chimerica.

 

Ci terremo le troppe tasse, e uno Stato inefficiente? Fin dall’inizio della legislatura, il ministro Tremonti garantisce che la chiave di volta sarà il federalismo. Speriamo. Con qualche diffidenza

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