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FINANZA/ Gli 11 secondi che tengono in scacco Wall Street

Pubblicazione:martedì 26 ottobre 2010

Wall_Street_BandiereR400.jpg (Foto)

Insomma, quale mondo ci aspetta sta per essere deciso in questi mesi. Mai un’elezione di medio termine negli Usa sarà così rivelatrice degli equilibri e delle forze in campo. Il fatto che ieri Ahmid Karzai, presidente afghano, sia stato costretto ad ammettere di aver ricevuto e ricevere finanziamenti dall’Iran, come denunciato dal New York Times pochi giorni prima, parla la lingua di una pressione montante a livello di guerra di nervi: gli Usa hanno bisogno di un accordo con i talebani che non comporti però un’umiliazione, bensì un compromesso che garantisca lo sfruttamento del tesoro di materiali ferrosi e rare earths presenti nel sottosuolo afghano. Poi, si deciderà il da farsi verso Teheran, con Israele pronto a scaldare i motori contro il Libano: l’attacco frontale contro il Sinodo definito filo-arabo e anti-ebraico parla la lingua di un nervosismo tipico delle preparazioni strategiche a eventi di maggior portata.

 

A Washington, poi, si sa benissimo che la nuova centrale di Al Qaeda è la Somalia e l’idea di un atto che vada a rompere le uova nel paniere all’interventismo d’affari cinese in Africa è alta, ma giocare sporco con il Dragone può essere molto pericoloso: l’unica speranza è quella di un crollo “controllato” del dollaro che comporti un apprezzamento forzato dello yuan, ipotesi che non solo danneggerebbe l’export cinese ma porterebbe con sé scontento e rivendicazioni di salari più alti e migliori condizioni di vita per i lavoratori cinesi, insomma instabilità sociale, la paura maggiore di ogni burocrate cinese.

 

A quel punto, destabilizzata dall’interno e quindi potenzialmente in balia dei militari che scalpitano per il potere, Pechino sarebbe attaccabile commercialmente e monetariamente: ma si sa, i cinesi sanno come muovere guerra e quando muoverla. Questo G20 lo ha dimostrato: il mondo, ormai, come dice Thomas L. Friedman, è piatto.



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COMMENTI
26/10/2010 - in 5 minuti (Fabrizio Terruzzi)

Quello che fa riflettere è l’inerzia dei governi di fronte a certi problemi. La borsa ormai è più simile al Casinò di Montecarlo che distrugge risorse anziché convogliarle verso investimenti produttivi? È un problema che risolverei in 5 minuti. Tassando i profitti speculativi e detassando quelli che tali non sono ovvero premiando i comportamenti virtuosi. Dov’è il problema? Almeno proviamoci.