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BIG SOCIETY/ 5. Sapelli: una società di persone contro l'ideologia delle regole

La riflessione di GIULIO SAPELLI chiude il dibattito aperto dall’articolo di Giorgio Vittadini sulla Big society

david_cameronR400.jpg (Foto)

Riprendiamo il dibattito sulla welfare society, oggi big society? Se sì, dobbiamo riprendere anche la parola d’ordine che la crisi economica non finirà se non quando avremo raggiunto l’obiettivo della costruzione dal basso di una società, economica e istituzionale, che abbia per fine il pieno impiego delle forze di lavoro.

 

Se non faremo questo ripeteremo all’infinito l’errore anti-giusnaturalistico del liberalismo kelseniano positivistico, dove la democrazia è solo procedura e mai sostanza. Che ciò sia possibile lo dimostra la poligamia delle forme dell’allocazione dei diritti di proprietà che vive nell’esperienza mondiale del movimento cooperativo, nella pulsione del not for profit, nella finanza islamica che vieta il prestito per interesse com’era nel mondo cristiano prima della riforma gesuitica, come dimostra l’esperienza delle imprese di Chiara Lubich, come dimostra la storia delle imprese dei quaccheri, come dimostra, diciamo con soddisfazione, l’esperienza mondiale delle economie e delle imprese morali, in tutto il mondo.

Ossia vive di tutte quelle forme di allocazione dei diritti di proprietà fondate sullo scambio reciproco del dono e del suo dispiegarsi intragenerazionale e intergenerazionale, fondando società di persone anzichè di capitali e contribuendo in tal modo alla formidabile crescita della stessa economia di mercato e al decadere del dominio dello stato come fonte di ridistribuzione di risorse.

Il dibattito sull’eguaglianza e sulla giustizia oggi si pone a livello internazionale e in questa luce l’economia morale è vista come un aspetto della persistenza e del risorgere dell’esperienza mutualistica a livello mondiale. Il fatto che oggi ritorni dirompente il moto mutualistico è eminentemente positivo ed è un segno evidente del ritorno in forza dello stesso principio di sussidiarietà che, a fronte del dilagare del liberismo assurto come unico modello - non di organizzazione dell’economia, quanto, invece di organizzazione della società - si amplia al di là dei confini della Dottrina sociale cattolica ottocentesca e novecentesca, per divenire il principio antistatualistico di autoregolazione incivilente più importante per il nostro futuro.