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BIG SOCIETY/ 5. Sapelli: una società di persone contro l'ideologia delle regole

Pubblicazione:mercoledì 27 ottobre 2010

david_cameronR400.jpg (Foto)

Quello che è essenziale oggi è inverare la presenza di forti “razionalità locali collettive”, nel senso di relazioni fondate sulla fiducia e sulla reciprocità di prestazioni e di sostegni che fuoriescono dal consueto modello clientelistico diadico e verticale: sono, appunto, orizzontali, sono, appunto politiche e non clientelari.

 

Occorre delineare un nuovo intreccio tra azione sociale e obbligazione politico-legale: l’unione tra l’autorevolezza del nuovo stato non più verticistico della globalizzazione ma spungiforme e a confini variabili, e la forza vitale dell' autorganizzazione delle persone associate è la chiave di volta della società civile “civilizzata”. Senza tutto questo la welfare society è impossibile.

 

Ma solo essa, tuttavia, potrà costruire un “futuro sostenibile”: è questa la funzione storico-generale dell’azione sociale riformista protesa alla creazione di un umanesimo cristiano, che ha infiniti punti di contatto con un socialismo di mercato che pragmaticamente conviva con una presenza pubblica nell’economia e nella società solo quando essa è indispensabile per riprodurla.

 

Essenziale è il raggiungimento della diminuzione costante della disuguaglianza e l’affermazione delle uguaglianze di opportunità e di esistenza, agendo con tutte le forme idoneee a realizzare tale fine.



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