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SCENARIO/ 2. L'ultima sfida del riformista Cameron al "socialista" Tremonti

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La strada che si apre ora è quella di passare a quello che potremmo definire un “universalismo selettivo e pluralista”, ovvero a un sistema di welfare che se da un lato continua a garantire il carattere pubblico dei servizi (con la costruzione di reti di fornitori pubblici e privati al posto del tradizionale monopolista pubblico), dall’altro non è più in grado di garantire quella parte di trasferimenti o di servizi gratuiti indirizzati alla totalità della popolazione senza distinzioni di reddito.

Senza questo cambio di passo, i tagli non potranno che essere lineari, con la conseguenza inevitabile che i redditi più bassi si troveranno a stare sempre peggio. Chiedere invece ai redditi medi e medio alti di partecipare in maniera crescente al costo di servizi attualmente gratuiti è l’unico sistema per garantire che questi stessi servizi possano resistere alla mannaia dei tagli. Così come sarebbe serio intervenire anche sul fronte dei trasferimenti.

Un caso esemplare ce lo fornisce nel nostro paese l’assegno di accompagnamento, riservato ai grandi invalidi totalmente non autosufficienti. Si tratta di una misura attualmente a disposizione di chiunque si ritrovi in questa condizione, senza limiti di reddito. A quale principio di giustizia può essere riferibile un intervento che trasferisce la stessa cifra (poco meno di 500 euro al mese) all’operaio, all’impiegato, all’imprenditore e al professionista? Non sarebbe più equo e giusto stabilire un sistema variabile, con una cifra decrescente al crescere del reddito disponibile, che si annulla oltre un certo livello?

Un welfare selettivo, che non smette di garantire i servizi facendoli però pagare in modo progressivo al crescere del reddito. Garantendone dunque la gratuità per i redditi medio-bassi, ai quali soli vengono garantiti anche i trasferimenti in denaro (fatte salve, ovviamente, le pensioni). Questa appare la modalità di intervento più razionale e socialmente giusta per garantire una continuità riformista ai sistemi di welfare. L’alternativa è il taglio della spesa “senza se e senza ma”. Un taglio forse efficace per ridurre il debito pubblico, ma assai rischioso per le conseguenze che può avere rispetto all’obiettivo della pace sociale. 



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