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FIAT/ Deaglio: l'Italia accetterà la sfida culturale di Marchionne?

Pubblicazione:giovedì 28 ottobre 2010

Marchionne_AnfiaR400.jpg (Foto)

Mi sono permesso in un articolo di parlare di “cecità mediatica”, che produce effetti sorprendenti. Analizzo ad esempio l'effetto-calcio, gestito con grande sapienza indubbiamente e in un settore dove girano molti soldi. Allora, siamo l'unico Paese al mondo che ha tre o quattro quotidiani sportivi che, insieme alle televisioni, spalmano le notizie di calcio per tutta la settimana. Chi è stato squalificato e perché; le accuse alla Lega calcio; le probabili vendite e i probabili acquisti; le moviole. Botta e risposta, stillicidio continuo di notizie che si risolvono tutte in una frase. Alla fine il metodo viene esportato in altri settori della vita, anche in quello della vita economica. L'altro giorno un giornalista mi chiedeva: mi può riassumere in una frase come si può rilanciare l'Italia? Ho risposto in questo modo: guardi, mi dia una ventina di giorni di tempo e lo spazio di trecento righe di giornale per cercare di affrontare i problemi principali e poi avanzare delle soluzioni. Non è possibile schematizzare tutto in una serie di slogan, dopo aver già limitato gli orizzonti.

 

Lei non pensa che il richiamo alla realtà della produttività e della competitività che fa Marchionne sia posto in maniera troppo brusca?

 

Ma che cosa deve fare un manager, impegnato in programmi e conti che deve rispettare nell'interesse dell'impresa? E si impegna pure a creare diecimila posti di lavoro. I grandi innovatori dell'economia italiana non avevano un carattere malleabile. Insomma, i contratti basati sulla produttività sono già stati fatti in diverse realtà italiane. È evidente che se ci si ferma al chiacchiericcio e a certe proposte come “lo sciopero del sabato fino al 2014” diventa difficile trovare accordi e risolvere i problemi.

 

Come giudica l'ultima frase di Marchionne, che ha scatenato i media: i conti della Fiat andrebbero meglio senza l'Italia?

 

Può anche pensarlo veramente. Oppure può averlo detto per provocare, per stimolare un accordo in tempi ragionevoli. Posso anche aggiungere, come sensazione, che quella frase è stata detta in un colloquio televisivo dove il conduttore cercava una risposta di quel tipo. Mi è sembrato proprio che si volesse portare Marchionne a rispondere in quel modo.

 

(Gianluigi Da Rold)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
29/10/2010 - mea culpa (giorgio cordiero)

Già, caro Prof. Deaglio: ogni volta che l'ho sentita parlare negli ultimi anni alla radio, ma anche quando la leggevo sui giornali...beh lei mi pareva fazioso ed antiberlusconiano...punto. Poi leggo la sua intervista di oggi e mi sembra che le sue parole siano uscite dalla mia bocca. Quello che lei dice è quello che io penso e che in parte ho già enunciato in altri miei commenti sul tema "Marchionne". Sento dire in giro, dalla gente al bar (di ogni estrazione sociale, etnia e professione) che Marchionne pretende un cambiamento troppo rapido, che per arrivare al completo passaggio dalla mentalità collettivista a quella produttiva ci vorranno anni.Cari signori il cambiamento è già avvenuto, la globalizzazione ,che piaccia , o meno, impone rapidi e repentini cambi di direzione. L'italiano medio ha dei tempi di reazione da "Sierra Leone". Lei che insegna all'università questo lo sa benissimo.