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FINANZA/ Dati alla mano, ecco il tallone d'Achille dell'Italia

Pubblicazione:giovedì 28 ottobre 2010

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L'avevamo preannunciato parecchio tempo fa, ora c'è la conferma: dati alla mano. In un report separato sulla situazione europea, Simon Ward della Henderson Global Investors conferma che "gli indicatori dell'eurozona stanno mostrando divergenze senza precedenti storici, con la massa  monetaria M1 che sta schizzando a doppia cifra in Germania mentre si sta contraendo in Spagna, Irlanda e Grecia".

Standard&Poor's conferma che la Germania è stata in grado di cogliere le opportunità del recupero economico attraverso i mercati emergenti, lasciandosi di fatto dietro le spalle l'Europa del Sud. Le esportazioni tedesche - per la gran parte automobili e macchinari - pesano per il 47 per cento di tutte le merci europee verso la Cina. Al secondo posto, sideralmente distante, la Francia con il 10 per cento. "La Germania sta recuperando brillantemente - ha dichiarato Jean-Micheal Six di S&P -, i suoi prodotti non sono sensibili a livello di prezzo al tasso di cambio. Sta entrando in un circolo virtuoso dove l'export guida la spesa capitale, portando a un aumento dei consumi dopo anni di quasi crescita zero". 

Sempre per Standard&Poor's, la Bce potrebbe utilizzare la richieste tedesche per bloccare l'inflazione, creando un serio banco di prova per i paesi europei ancora intrappolati nella recessione: "Potrebbe esserci un secco picco al rialzo del tasso di cambio dell'euro nei prossimi dodici mesi", ha confermato Six. Questo potrebbe significare una spaccatura netta, visto che la Francia, che aveva retto meglio degli altri paesi latini, sta perdendo quote di export e sta affrontando un autunno di grande tensione sociale: gli scioperi di massa stanno costando qualcosa come 400 milioni di euro al giorno alla collettività.

Il paradosso per l'eurozona è quindi quello rappresentato dal fatto che i benefici della ripresa tedesca si facciano sentire con maggiore lentezza rispetto ai guai che un aumento dei tassi di impronta teutonica porterà con sé. Per Jean-Micheal Six ci sono echi della crisi dei tassi del 1992 quando la stretta voluta da Francoforte per raffreddare la vampata interna, causò danni per altri Stati, tali da portare alla quasi rottura dello Sme.

Il capo della Bundesbank, Axel Weber, sta mordendo il freno: già a maggio ha criticato severamente la scelta della Bce di comprare il debito irlandese e del cosiddetto Club Med mentre ora il suo mantra è quello di una ritiro rapido della misure di emergenza. Insomma, ora che sta vivendo un boom del credito e una stagione di disoccupazione mai così bassa dai primi anni Novanta (7,5 per cento), la Germania sembra pronta a schiacciare ulteriormente sull'acceleratore: ha ingoiato ciò che non voleva per mesi, ora sta per chiedere il conto.

Questo anche perché, stando al giudizio di Mohamed El-Erian, amministratore delegato di Pacific Investment Management, "la Grecia molto facilmente andrà comunque in default entro i prossimi due anni e mezzo poiché i tagli al budget non saranno comunque sufficienti a ridurre il deficit nazionale". Di più, per El-Erian, parlando a una conferenza organizzata dall'Economist a New York, "è interesse della Grecia quello di andare in default, almeno fino a quando persiste il rischio di contagiare altri Stati europei e resta possibile percorrere questa opzione attraverso una ristrutturazione ordinaria e un repricing per riconquistare competitività". Le alternative stile "lost decade" latinoamericane degli anni Ottanta, "non permettono crescita e generazione di posti di lavoro".

D'altronde, due giorni fa l'extra rendimento chiesto dagli investitori per acquistare obbligazioni greche rispetto al benchmark del Bund tedesco ha toccato il livello più alto da due settimane a questa parte. 717 punti base o 7,2 per cento sui decennali.


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COMMENTI
29/10/2010 - Due a cui piacerebbe un governo tecnico. (Giuseppe Crippa)

Che questo governo abbia lavorato bene per il Paese sarà stato vero nel 2008 – 2009 ma non certo quest’anno (il lavoro, se c’è, non si vede proprio). Per questo, fermo restando il diritto della maggioranza di continuare anche così se non sa far di meglio, mi fa piacere sapere che anche a Marchionne piacerebbe un governo tecnico con un orizzonte più ampio del varo di una nuova legge elettorale. Se questo non coincide col vero bene del Paese, caro Bottarelli, ci scusi entrambi.

 
29/10/2010 - Il difetto di Marchionne (Vittorio Cionini)

Marchionne ha parlato chiaro e senza fronzoli, centrando con poche parole il problema nazionale. Purtroppo ha un solo grande difetto, è in ritardo di quaranta anni. Ad maiora Vittorio Cionini