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FIAT/ I rumors su Alfa Romeo e Iveco cambiano i piani di Marchionne?

Pubblicazione:venerdì 8 ottobre 2010

Marchionne_ManiR400.jpg (Foto)

Il Salone di Parigi è stato il centro del mondo dell’auto in questi giorni, e proprio a questa “fiera”, dove sono presentati nuovi modelli di automobili, si sono avute dichiarazioni importanti circa il futuro di Fiat Auto.

 

Sergio Marchionne, amministratore delegato della casa automobilistica torinese, ha dapprima affermato che il progetto “Fabbrica Italia” non è stato fatto per convenienza, e ha poi confermato che Alfa Romeo rimarrà all’interno del gruppo Fiat. Proprio negli scorsi giorni i rumors su una possibile vendita del marchio del “biscione” a Volkswagen si erano fatti più insistenti. Queste voci non sono infondate, ma hanno delle chiare motivazioni di mercato.

 

Il gruppo tedesco, ormai globalizzato, tanto che vende più automobili in Cina che in Germania, possiede diversi marchi nel settore alto di gamma e Alfa Romeo potrebbe essere un completamento dell’offerta. L’interesse sembra ormai evidente; le parole del presidente di Volkswagen, Ferdinand Piech, circa le possibilità di miglioramento del marchio Alfa Romeo, hanno dimostrato che i rumors hanno un fondamento di verità. Anche Fiat avrebbe dei benefici dalla vendita, poiché in questo momento la casa automobilistica italiana ha bisogno di risorse fresche per il rilancio di Chrysler negli Stati Uniti d’America.

 

L’alternativa alla vendita di Alfa Romeo è la cessione di Iveco a Daimler, uscendo quindi dal settore dei veicoli pesanti. Anche in questo caso le voci di mercato sono insistenti, ma probabilmente Sergio Marchionne non si priverà di entrambi i marchi (ma è impossibile fare una previsione).

 

Certo, prima la creazione del polo del lusso con Alfa Romeo, Maserati, Ferrari e Abarth e poi lo spin-off tra Fiat Auto e Fiat Industrial, indicano che alcune vendite potrebbero avvenire nei prossimi mesi. Nonostante le smentite di Sergio Marchionne, l’amministratore delegato ha chiaro che ha bisogno di diversi miliardi di euro per crescere negli Stati Uniti e per cercare di resistere nel difficilissimo mercato europeo.

 

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