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FINANZA/ 2. Le “buone” notizie che lasciano l’Italia nei guai

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Guai, invece, se il governo non riuscisse a varare la finanziaria: «Se questo accadesse, sarebbe davvero una cattiva notizia in grado di spaventare gli investitori». Ecco spiegato il netto richiamo di Giorgio Napolitano sulla priorità della manovra di stabilità, frutto dei rituali colloqui tra il Quirinale e Bankitalia. Inoltre, dopo aver toccato quota 199,3, il cds per assicurare il debito sovrano italiano ieri è sceso a quota 196 punti base contro i 257 della Spagna, i 457 del Portogallo, i 567 dell’Irlanda e gli 866 della Grecia.

 

Insomma, il paese regge e molto bene rispetto agli altri periferici. Anche se, stando a un report inviato martedì agli investitori da Nomura International a Londra, «la possibilità di elezioni all’inizio del 2011 appare aumentare ogni giorno di più». Ma non solo. Per la banca d’affari, «le elezioni non sarebbero affatto una cosa negativa se dovessero riuscire a tracciare una riga netta rispetto all’attuale incertezza politica. Però, i sondaggi sembrano suggerire che si vada incontro al reale rischio di un hung parliament, ovvero senza una maggioranza qualificata per governare e se questo risultato dovesse sostanziarsi in un prolungato periodo di impasse politica questo non sarebbe negativo solo per l’Italia ma, vista l’importanza italiana nell’Ue, potrebbe innescare un ritorno di sentiment negativo sul mercati anche rispetto all’euro».

 

Per Gilles Moec di Deutsche Bank a Londra, «il dato impressionante riguardo l’Italia negli ultimi anni e mesi è stato il livello di consenso bipartisan in favore dell’ortodossia fiscale. Ora il punto di domanda è vedere se resisterà in caso di aggravamento della crisi politica». Certo, abbiamo un debito al 116% del Pil ma sistema bancario e mercato immobiliare stanno molto meglio rispetto ai partner periferici e lo scorso anno il nostro deficit era circa il 33% di quello irlandese e meno della metà di quello spagnolo. E aspettando le previsioni del Pil attese per domani, un sondaggio di Bloomberg tra 21 economisti ha sentenziato una crescita dell’economia dello 0,4% nei tre mesi che hanno portato a settembre, un terza espansione trimestrale di fila.

 

Per questo possiamo dirci salvi, almeno per ora, dalla spirale periferica: «Il mercato - prosegue Moec - ha imparato a non annoverare l’Italia tra i periferici, visto che il paese ha evitato l’indebitamente massiccio post-1999 che ha caratterizzato la Grecia, l’Irlanda, il Portogallo e la Spagna. Il guaio italiano legato al debito pubblico è da imputare all’eredità dei tardi anni Ottanta e dei primi Novanta, caratterizzati anche dal combinato di crescita debole. Negli ultimi anni la gestione fiscale è invece stata decisamente virtuosa».

 

Perché, quindi, suicidarsi politicamente ed economicamente con una crisi al buio dalle conseguenze poco calcolabili, oltretutto con un corollario di peggioramento di crisi dei periferici come confermato ieri in prima pagina dal Financial Times e dai rendimenti pagati dal Portogallo?

 

Semplice, perché qualcuno sembra avere la garanzia che l’Italia non diverrà la Grecia. I rating sono stati confermati e non c’è in giro nemmeno un rumour su un possibile downgrade, le banche d’affari vigilano ma con toni come quelli che avete letto in precedenza: insomma, la situazione ha tutti i profili di una crisi eterodiretta in stile 1992 e anche molti nomi coincidono. Vedremo come andrà a finire.


COMMENTI
11/11/2010 - draghi (Filippo Teatini)

Buongiorno, leggo spesso con attenzione i suoi articoli e non sono tra quelli che la ritengono un professore di pessimismo. In questo articolo fa riferimento a "crisi eterodirette" sul modello del 1992. Si riferisce alle crisi valutarie o politiche di quell'epoca? Tra i personaggi ricorrenti include anche Draghi? Per carità, come economista e governatore assolutamente encomiabile. Ma, una volta primo ministro, a chi risponderebbe (evidentemente non al mandato elettorale)? Siamo sicuri che la sua azione, nella crisi eterodiretta del '92, fu totalmente limpida e priva di errori?