BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ 2. Le “buone” notizie che lasciano l’Italia nei guai

Pubblicazione:

Trader_MonitorR400_4ott10.jpg

P.S. Alla vigilia del G20 coreano e dopo che anche su queste pagine sono state spese molte parole riguardo il piano di QE2 messo in atto dalla Fed, vorrei spendere poche righe anch’io al riguardo partendo da qualche dato. La massa monetaria M2 negli Usa, che si contraeva in marzo e aprile, sta crescendo a ritmi dell’8% e l’aggregato M1 cresce del 15%.

 

Anche la velocità monetaria è tornata normale e sta accelerando. In ottobre il dato dell’occupazione non agricola ha registrato un +151mila: insomma, non ci sono ragioni stringenti per piangere liquidità, crearne artificialmente di nuova o porre in essere azioni drastiche per tenere i tassi a lungo termine ancor più bassi di quanto sono. Detto questo, il rischio di una recessione double-dip per l’anno prossimo è tutt’altro che escluso visto che la stretta fiscale si farà sentire e sarebbe assurdo non ammettere che Ben Bernanke non ha tutti i torti a essere preoccupato per un’economia con un combinato di debito pubblico, privato e immobiliare pari al 350% del Pil e al fatto che in questa condizione non si possa reggere per molto in uno stato di deflazione senza rischiare una spirale debito-deflazione come quella descritta da Irving Fisher nel 1933.

 

L’America non aveva bisogno vitale e immediato di questo QE2 ma lo ha messo in atto anche perché si trova costretta a combattere non solo contro la Cina, la cui principale agenzia di rating ieri ha declassato i bond governativi Usa, ma anche contro un’Europa in ordine sparso e a guida tedesca che per anni ha gestito tassi reali al -2% per far contenta Berlino, salvo ammazzare l’Irlanda. Si dimenticano, inoltre, i critici di Ben Bernanke che le politiche monetarie Usa sono state decisamente positive per l’Asia, soprattutto per la Cina poiché hanno garantito la crescita della produzione industriale, dell’occupazione, degli stipendi, dei consumi interni e della domanda di materiali grezzi. Insomma, Cina, Vietnam, Brasile e compagnia bella dovrebbero mandare un bel ringraziamento alla Fed per quanto fatto finora, piuttosto che strepitare a fronte del loro perenne dumping valutario, economico e industriale.

 

L’America si è stufata e con un deficit commerciale di 46 miliardi di dollari che le grava sulle spalle ha deciso di pensare per sé, garantendo una svalutazione del biglietto verde che faccia ripartire l’export a basso costo. Non biasimiamo gli Usa per avere una politica valutaria ed economica, altrimenti peccheremmo di invidia e nulla più.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
11/11/2010 - draghi (Filippo Teatini)

Buongiorno, leggo spesso con attenzione i suoi articoli e non sono tra quelli che la ritengono un professore di pessimismo. In questo articolo fa riferimento a "crisi eterodirette" sul modello del 1992. Si riferisce alle crisi valutarie o politiche di quell'epoca? Tra i personaggi ricorrenti include anche Draghi? Per carità, come economista e governatore assolutamente encomiabile. Ma, una volta primo ministro, a chi risponderebbe (evidentemente non al mandato elettorale)? Siamo sicuri che la sua azione, nella crisi eterodiretta del '92, fu totalmente limpida e priva di errori?