BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

SCENARIO/ 3. Ugo Bertone: tutte le mosse di chi vuole l’Italia in crisi

Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica) Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano (Imagoeconomica)

E, probabilmente finanziario. In questa chiave saltano, con buona pace del presidente della Repubblica, sia le priorità che le scelte mirate. Anche perché, per poter scegliere, occorre sapere quel che si vuole: più assistenza? Più welfare? O più sviluppo? Certo, nella Costituzione esiste “l’imperativo della solidarietà”. Ma è più solidale un quadro di regole che spinga le aziende ad investire o il sostegno, acritico, ai posti di lavoro destinati a produrre solo perdite?

 

Ha ragione Giorgio Napolitano: regna la confusione. Peccato che non sia quel fecondo disordine sotto il cielo celebrato da Mao Tze Tung come stimolo creativo. Semmai è lo specchio di una società ingessata, senza timore per il ridicolo. Che senso ha una misura sociale come il 5 per mille o l’abolizione del ticket sanitario per i prossimi 5 mesi? Che succederà a fine maggio? È prevista la scoperta dell’elisir di lunga vita, zampillerà nuovo petrolio dalla val di Sangro oppure più prosaicamente ci si appresta a lasciare il cerino al governo che verrà dopo le elezioni?

 

Salta intanto il bonus del 55% per la riqualificazione energetica degli edifici. Forse è un grave errore, forse in questi anni non sono mancati gli abusi dietro l’euforia per l’economia verde. Ma misure di questo genere hanno senso solo nel lungo termine, per consentire alle aziende ed agli artigiani di investire in impianti ed in formazione. La cosa peggiore che si può fare è mettere in discussione il provvedimento ad ogni stormir di foglia salvo riproporlo alla prima imboscata utile. È l’opposto, insomma, di una politica industriale che richiede: 1) leadership; 2) capacità di decidere; 3) coesione nazionale sull’obiettivo dello sviluppo. Tre qualità che ci mancano.

 

 

Le coperture per il provvedimento arriveranno dall’asta sulle frequenze per le telecomunicazioni (2,4 miliardi). Ma solo una piccola fetta della torta, il 10 per cento, finirà per finanziare la rete in fibra per la banda larga. Si pensa a spendere piuttosto che investire, insomma, ma per fortuna che ci sono i giochi e la lotta all’evasione, che a parole trova tutti d’accordo...  Non tutto è da buttare, per carità. Grazie ai (pochi) soldi in arrivo, l’università può respirare. C’è pure un voucher fiscale come credito d’imposta per le imprese che affidano attività di ricerca e sviluppo a università o enti pubblici di ricerca. E, com’era necessario vengono confermati i soldi per gli ammortizzatori sociali. Ed è prevista una boccata d’ossigeno per comuni e regioni. Cose sacrosante, che però non bastano a cancellare una sensazione: la coperta è sempre più corta. E se non si cambia rotta, chiunque governi l’anno prossimo andrà peggio.

© Riproduzione Riservata.