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FINANZA/ 2. Pelanda: quattro mosse per salvare l’Italia dal crac

Pubblicazione:martedì 16 novembre 2010

berlusconi-napolitano-indicaR400.jpg (Foto)

Tuttavia, questa pezza durerà poco. Lo si vede nell’aumento del costo di riassicurazione contro il rischio di insolvenza dei titoli di debito italiani preteso dal mercato per comprarli. Da un lato, tale costo è ancora inferiore a quello dei titoli di Irlanda, Grecia, Portogallo e Spagna, ma è sempre di più in questa categoria (Piigs) e sempre più lontano da quella dove c’è la Germania.

 

Commenterò in un altro momento l’assurdità di costi differenti di rifinanziamento dei debiti nazionali in ambiente di moneta unica, segno di una architettura totalmente sbagliata, ma ora dobbiamo fare i conti con un serio rischio di “patatrac”.

 

Per evitarlo dovremo mostrare al mercato che: (a) c’è un governo stabile; (b) che l’Italia non aumenterà il debito, quindi di fatto riducendolo per l’effetto tecnico dell’inflazione; (c) sia portando il deficit annuo di bilancio verso lo zero sia aumentando la crescita del Pil; (d) senza aumentare le tasse che deprimerebbero la già poca crescita.

 

In questa materia non c’è più possibilità di scelta politica - destra, sinistra, verde o blu - perché l’entità del debito ha tolto la sovranità all’Italia e quindi svuotato di potere orientativo il voto democratico. Qualsiasi governo può fare una cosa sola, le quattro condizioni dette, perché se non le fa la nazione va in insolvenza e conseguente catastrofe. La politica ha un mese, forse due, per mostrare che saprà farlo, questo il massimo tempo concessole dalla priorità del debito. In queste condizioni la soluzione più pratica è ricostruire la compattezza del centrodestra eletto nel 2008, con un qualche compromesso, e garantire il mercato che resterà stabile fino al termine del mandato. 

 

www.carlopelanda.com



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COMMENTI
16/11/2010 - quasi d'accordo (Fabrizio Terruzzi)

molto d'accordo su tre delle mosse ma non del tutto sul "non aumentare le tasse". Lo Stato dovrà ovviamente ridurre le spese altrimenti non potrebbe riportare a zero il deficit. E in proposito forse qualcuno dovrebbe iniziare ad informare gli italiani che l'attuale stato sociale, per quanto oggi finanziato dal debito, non potremo più permettercelo. Questo equivale ad aumentare le tasse. In altri termini diminuire le spese spesso significa trasferire degli oneri a carico di questo o quello. Inoltre non si può neppure pensare che gli italiani trovino 30 miliardi di Euro da spendere nei telefonini e non 2 miliardi per portare la ricerca scientifica a livello europeo. Oppure che sprechi denaro in BMW, Mercedes, SUV, seconde case, viaggi esotici e in altri consumi del tutto superflui senza pagare un "dovuto dazio". Non aumentrei le tasse sui redditi ma quelle sui consumi, su certi consumi intendo, sì. Nei tempi di crisi è bene che si riscoprano le virtù di una certa morigerazione e che tutti siano pronti ai dovuti sacrifici per rimettere in sesto la... baracca. Ne trarremo dei grandi benefici, non ultimo quello di un futuro più sicuro e sereno.