BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

FINANZA/ 3. La crisi irlandese fa scricchiolare la Bce

Pubblicazione:

Foto Ansa  Foto Ansa

I rischi, mi pare, sono ovvi: a meno che le nazioni forti dell’Ue non riescano a raggranellare denaro fresco per far crescere il collaterale del fondo di salvataggio, i mercati non crederanno alla capacità dell’EFSF di salvare anche la Spagna. Pensate che il Bundestag tedesco voterà a favore di nuovi fondi di salvataggio? E gli olandesi, costretti a subire il ricatto politico alla Tweede Kamer da parte del populista anti-Ue, Geert Wilders, ben felice di usare l’opzione anti-salvataggio per scatenare una crisi e andare al voto? E l’Italia, la nostra cara Italia? Saremo in grado e volenterosi di offrire più denaro per un triplo salvataggio di Irlanda, Portogallo e Spagna? Cosa ne pensa Giulio Tremonti, alla luce di un debito pubblico al 115% del Pil, il terzo al mondo e con le sole banche francesi esposte per 476 miliardi di euro al nostro debito (dati della Bis)?

 

Certo, siamo messi meglio dei nostri tre partner periferici, ma la crescita è in stallo, l’output industriale è sceso del 2,1% in settembre e il governo emana sinistri scricchiolii giorno dopo giorno, anzi ora dopo ora. In questa situazione, la Bce rappresenta l’ultima linea di difesa, l’ultima trincea. Può evitare l’immediata crisi irlandese acquistando bond di Dublino, ma sta compiendo lo stesso errore politico compiuto nel luglio del 2008, ovvero drenando liquidità ed eliminando tutte le operazioni di emergenza. Certo, è pur vero che la Bce sta fornendo all’Irlanda e al Club Med ossigeno attraverso prestiti illimitati alle loro banche locali che usano quei soldi per un carry-trade interno di acquisto del debito governativo ed è altrettanto vero che sempre la Bce è giustamente spaventata dal fatto di varcare la linea che divide la politica monetaria da quella fiscale attraverso il finanziamento del debito del tesoro.

 

Il problema è che siamo finalmente allo showdown del grande conflitto di interesse che vede la Bce null’altro che una filiale in grande della Bundesbank: se Francoforte stamperà moneta in stile Fed per puntellare il Club Med, la Germania conoscerà inflazione alle stelle (circa il 6%) e soprattutto la distruzione della fiducia tedesca nella moneta unica, aprendo le porte all’opzione di un’Europa a due velocità di cui abbiamo parlato qualche mese fa. Ormai siamo al conto alla rovescia, aggravato dalla sentenza della Corte costituzionale tedesca che potrebbe dichiarare illegittimo il salvataggio della Grecia e, quindi, precludere qualsiasi altro intervento tedesco a nuovi piani di emergenza. Di fronte all’ipotesi di vedere distrutto il miracolo tedesco post-riunificazione, pensate che Angela Merkel guarderà inerte qualche funzionario della Bce dare il via libera a una politica salva-Sud di quantitative easing? Io no.

 

L’Europa così come la conosciamo è agli sgoccioli, ciò che è stato incollato a forza ora torna, forzatamente, a disgregarsi. Dove andrà a posizionarsi l’Italia nella nuova geografia politico-monetaria non è dato a sapersi, ma dubitiamo che qualcuno correrà il rischio di accomunarci al Club Med più Irlanda, pena vedersi distrutto dal boom del nostro export grazie alla svalutazione dell’euro2 che adotteremmo come moneta una volta declassati. Con sommo dispiacere di Parigi e Berlino, staremo al tavolo dei “grandi”: l’occasione è storica, speriamo che la nostra classe politica e dirigente lo capisca e si dimostri, per una volta, all’altezza del compito assegnatole. Guardando all’attualità, le speranze non sembrano ben riposte.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.