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FINANZA/ 2. Grazie all’Irlanda va in scena la "conversione" di Giavazzi

Pubblicazione:mercoledì 17 novembre 2010

Francesco Giavazzi (Foto Imagoeconomica) Francesco Giavazzi (Foto Imagoeconomica)

Con il fallimento della Lehman accadde esattamente questo. Ci fu un coro di economisti che invocava il fallimento della banca d’affari americana perché solo in questo modo la teoria del mercato che si autocorregge (la via schumpeteriana della distruzione creatrice) sarebbe stato messo alla prova dimostrando che la “mano invisibile” del mercato vive e lotta insieme a loro.

 

Oggi Giavazzi dice che fu una “evidente sciocchezza” perché quella teoria non teneva conto delle conseguenze, ovvero di come è fatta davvero la realtà. Facendo fallire la Lehman si è mandato in tilt il mondo; se si fosse lasciata fallire la Grecia (come molti invocavano) l’euro sarebbe finito; se oggi lasciassimo l’Irlanda al suo destino accadrebbe la stessa cosa.

 

Il punto più importante delle ammissioni di Giavazzi è proprio questo: c’è un filone di economisti che sta cominciando a pensare che la teoria, i “modelli” sono una gran bella cosa, ma che la realtà è assai diversa. Per essere coerente dovrebbe aggiungere che anche riforme del welfare che non tengono conto dell’unicità del tessuto industriale italiano; riforme fiscali che non tengono conto dell’organizzazione famigliare della società italiana; riforme universitarie che non tengono conto delle necessità delle aziende italiane sono altre “evidenti sciocchezze”. Basta avere un po’ di pazienza.

 

www.marcocobianchi.wordpress.com



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COMMENTI
17/11/2010 - Modelli e realtà (Vulzio Abramo Prati)

E' vero il Prof. Giavazzi ha ammesso pubblicamente che quanto scritto due anni fa si è dimostrata essere una "evidente sciocchezza". Come diceva Montanelli, l'unico giornalista ad averlo ammesso, "solo gli stupidi non cambiano mai idea" e, aggiungo io, solo i grandi lo ammettono!Potrei stilare un elenco di previsioni sulla crisi fatte due anni fa da giornalisti, economisti,Nobel da lei spesso citati compresi,e non ho sentito nessun altro ammettere di aver sbagliato. Ricorda cosa scriveva lei nel 2008 sul possibile ulteriore sviluppo della borsa cinese o della possibile ulteriore crescita delle aziende di energie rinnovabili? Per quanto riguarda l'uso di modelli matematici questi sono PER DEFINIZIONE una rappresentazione semplificata della realtà. Si può discutere della bontà o meno di un modello ma criticarli semplicemente dicendo che la realtà è più complessa significa non capire che cosa è un modello matematico! Anche la teoria della relatività è una rappresentazione e la realtà è diversa, e allora la buttiamo? E poi, mi scusi, ma chi è in grado di capire perfettamente la realtà nella sua immensa complessità? Io non conosco nessuno, se ce ne sono proviamo a chiedere loro una previsione sull'economia nel 2013 e poi la verifichiamo. Quel filone di economisti che "comincia a pensare che i modelli sono una gran bella cosa, ma la realtà è assai diversa" forse non ha mai fatto un esame di Teoria dei Sistemi, altrimenti questa cosa la saprebbe da un bel pezzo!

 
17/11/2010 - Il problema non sono i modelli (Fabrizio Terruzzi)

Caro Cobianchi, le posso dire che, secondo la mia esperienza professionale, la presenza o l'assenza di una modellazione mentale della realtà, di uno schema mentale di riferimento e di una sistemazione organica delle proprie conoscenze distingue i "veri" professionisti da quelli che non lo sono. Il problema non sono i modelli in sé quanto il fatto che siano più o meno validi, giusti o sbagliati. Credo che gli economisti siano ben lungi dall'averli adeguati alla realtà attuale e continuino a ragionare secondo schemi mentali vetusti e non più adeguati. Sarebbe necessario un rinnovamento, a mio parere, radicale e coraggioso (senza aver paura di mettere in discussione anche le proprie più radicate convinzioni). E' comunque incoraggiante che una persona riconosca apertamente i propri errori e di questo bisogna rendere merito al prof. Gavazzi.