BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

FINANZA/ Dopo l’Irlanda, solo 2 euro possono salvare l’Ue

Foto ImagoeconomicaFoto Imagoeconomica

Peccato che gli Stati si siano indebitati fino ai capelli per dare liquidità alle banche - divenendo garanti della loro solvibilità - mentre le entrate tributarie degli Stati calavano a causa della recessione, i tassi richiesti dai mercati sui debiti pubblici continuavano a salire, mentre il valore dei prestiti delle banche agli Stati calava. È stato così per il Club Med, ma anche per i paesi Baltici e, buon’ultima, l’Irlanda.

 

Il portafoglio delle banche perdeva, costringendole a ricapitalizzarsi o a farsi salvare come nel caso di Anglo Irish Bank. Un circolo vizioso: le banche s’indebolivano perché avevano le casse piene di titoli di debiti di Stato che perdevano valore, questo perché gli Stati si erano indeboliti per salvare le banche. Ecco quindi il salvataggio della Grecia e la corsa degli investitori alle obbligazioni dei cosiddetti periferici, capaci di pagare rendimenti faraonici e con la garanzia di non default implicitamente fornita dall’Ue. Insomma, l’Ue ha azzerato il rischio di mercato per i bond sovrani: alla faccia della lotta alla speculazione!

 

Con l’approssimarsi della crisi irlandese, giunge l’uscita di Angela Merkel: «Alla prossima crisi di tipo greco, i detentori dei Buoni del Tesoro devono essere parte della soluzione anziché del problema». E i tedeschi, affiancati da Nicolas Sarkozy, cominciano a parlare, in caso di crisi in Portogallo, Irlanda o Spagna, di procedure di fallimento ordinato, di riscaglionamento del debito, di ristrutturazione, di scrematura dei detentori privati dei titoli di quel debito. Ovvero, scordatevi che l’Europa vi ripaghi a scadenza il 100%, dopo 10 anni in cui lucrate sugli interessi. In caso di default sovrano, ci sarà una procedura fallimentare e sarete chiamati a pagare la vostra parte come creditori di un fallito: del bond portoghese a valore facciale 100, vi sarà restituito 70. Oppure 50. O 30. Oppure il decennale diventerà trentennale oppure ancora il pagamento del capitale sarà sospeso e riceverete solo gli interessi.

 

Idea non sbagliata, ancorché ontologicamente antimercatista, peccato il timing sospetto o idiota (propendo per la prima ipotesi). L’anno prossimo, infatti, gli stati dell’eurozona dovranno emettere 915 miliardi di nuovi debiti o rinnovarli: e si sa a quale prezzo, già oggi, i mercati siano disposti a detenere quei debiti giganteschi. Quindi, se non si vogliono aste deserte - e quindi altri default a catena per mancanza di rifinanziamento sovrano - toccherà pagare rendimenti ancora più stellari, altrimenti arrivederci e grazie, la speculazione si butterà altrove: molto probabilmente sulle commodities, prezzate in dollari, visti i rischi colletarali connessi alla politica della Fed (non a caso tra le voci più preoccupate per la nuova crisi nell’eurozona - e il conseguente calo dell’euro sul dollaro - si è immediatamente registrata quella di Tim Geithner, segretario al Tesoro Usa). Tutto qui, l’immenso vespaio in cui ci stiamo muovendo si spiega con queste poche righe.

 

Quale futuro, quindi? La domanda da porsi, d’ora in poi, è una sola: who’s next? Ovvero, chi sarà il prossimo a crollare sotto deficit e debito? Prima è stata la Grecia, ora l’Irlanda, domani toccherà al Portogallo e poi alla Spagna: state certi che ora ricominceranno i peana anti-speculazione, facile scappatoia per le cancellerie europee per evitare di finire sul banco degli imputati. È l’euro, la moneta unica, a essersi trasformato in una macchina per bancarotte, per questo quando i mercati avranno finito con Dublino, toccherà a Lisbona, poi a Madrid e dopo a Roma e Parigi. C’è un effetto domino in atto e, a ogni salvataggio, le linee di fallimento all’interno dell’euro si allargheranno sempre di più: questa crisi sarà “spacca-euro”. Anche perché la crisi irlandese sarà molto più seria di quella greca per la moneta unica: serviranno infatti decine di miliardi di euro per far riconquistare all’Irlanda la fiducia dei mercati e nessuno può dirsi certo del fatto che gli altri membri siano disposti a pagare il prezzo politico interno di questa opzione.


COMMENTI
19/11/2010 - Una diversa soluzione (au Vincenz)

Quando fu istituito l'Euro alcuni economisti statunitensi, certi della sua non sostenibilità macro tra differenti aree economiche europee, arrivarono a pronosticare il rischio limite di guerra civile europea. In una logica di crescenti egoismi e recriminazioni incrociate, tipica della storia delle nazioni del vecchio continente. Si rispose da più parti che ciò non sarebbe accaduto perché l'Unione europea era ormai integrata economicamente e pronta alla moneta comune... Qualcuno ha mai provato a completare una transazione automobilistica transfrontaliera? O a impiantare un'impresa tra stati comunitari diversi? O ancora a esercitare pienamente il diritto di mobilità come lavoratore comunitario? Tutto questo e molto altro a noi estraneo, è la naturale quotidianità nell'economia davvero integrata degli USA. In realtà l'Euro rischia di diventare il capro espiatorio per giustificare una semplice opzione politica delle due ormai possibili: vogliamo realizzare il *vero* mercato comune e renderlo effettivo contro certi leviatani nazionali oppure vogliamo pasare i prossimi trent'anni a litigare su chi deve pagare il deafult di cosa... o anche peggio? Le soluzioni pratiche ci sono e sono già state elencate dal lettore Terruzzi sotto. Certo questo significa accettae l'inflazione piuttosto che la deflazione. Un mostro ancora sconosciuto che raderebbe a zero soprattutto la piccola industria italiana... quell'attuale è ancora lieve inflazione. Ai tedeschi può non piacere il concetto di(...)

 
19/11/2010 - Una diversa soluzione/2 (au Vincenz)

(parte 2) inflazione per ragioni storiche, ma avrebbero in contropartita la leadership politica incontrastata. Daltronde gli USA non si stanno ponendo tanti problemi al riguardo con QE1, QE2 e presto QE3. Ma occorre competitività, ovvero un mercato europeo veramente integrato, non certo quella patacca atuale regolata da direttive variamete applicate e interpretate. Ovvio che le istituzoni europee che abbiamo ora, ultraburocratiche e governative, dovranno lasciare il posto alla rappresentatività diretta dei cittadini come avviene anche oltreoceano. Fantapolitica della sussidiarietà? Utopico federalismo europeo? Buttare via l'euro può sembrare la soluzione più semplice per i mercati, ma in uno scenario mondiale di dislocazione geopolitica e stravolgimento del sistema valutario potrebbe rsultare un bel regalo con prezzi (soprattutto politici) di saldo per la nuova super-potenza cinese. -fine-

 
18/11/2010 - L'Irlanda: equiparabile alla Spagna? (david blazquez)

París | Washington.- El Fondo Monetario Internacional (FMI) y la Organización para la Cooperación y el Desarrollo Económico (OCDE) han desvinculado la crisis irlandesa de España, países que, según la responsable de Relaciones Externas del FMI, Caroline Atkinson, son "claramente diferentes". Atkinson señaló que son casos "diferentes" porque los problemas de Irlanda se centran en su sistema bancario y financiero, mientras que España se enfrenta a problemas relativos al desempleo y el crecimiento.

 
18/11/2010 - JPMorgan (giuseppe Masala)

Caro Bottarelli dimenticavo...ma quando ci parla della pallottola d'argento che rischia di uccidere l'uomolupo JPMorgan?? "ust as in fraudclosure, the PM manipulation lawsuits are now coming daily... Soon - hourly. From the just filed lawsuit by Eric Nalven, which references Andrew Maguire's series of whistleblowing emails: "In connection with its acquisition of Bear Stearns in March 2008, defendant JPMorgan acquired massive short positions in the silver futures market. Thereafter, JPMorgan, with HSBC, artificially depressed the price of silver dramatically downward. The conspiracy and scheme was enormously successful, netting the defendants substantial illegal profits. The conspiracy and scheme has been corroborate by a 40-year industry veteran and former employee of Goldman Sachs (the "Informant") who was told by representatives of the defendants about the conspiracy and scheme. The Informant has stated that he had been told first hand by traders at JPMorgan that JPMorgan manipulates the silver market. The JPMorgan traders would brag to the Informant about how much money they were making as a result of such manipulation. The informant reported the defendants' activities to the CFTC which has opened an investigation into the manipulation of the silver market."Stick a fork in it - JPM's manipulation reign is over. And, for the record, this is the same HSBC, whose vaults "hold" the 1,300 tonnes of "gold" owned by GLD. Good luck collecting." Maguire lavora a Londra al LMBA..

 
18/11/2010 - Errore, caro Bottarelli! (giuseppe Masala)

Gentile Bottarelli, lei ha definito il possibile haircut sui rendimenti (o anche sul capitale) dei titoli del debito sovrano di alcuni stati, come un "idea non sbagliata, ancorché ontologicamente antimercatista". Mi spiace contraddirla ma l'idea è tuttaltro che antimercatista. Infatti se un soggetto presta una somma ad un altro soggetto si espone ad un rischio e per questo viene, più o meno lautamente, pagato (con gli interessi). Dunque, qualora vi fosse un default, semplicemente il creditore ha calcolato erratamente il rischio. Giustamente per il proprio errore deve pagare. Esattamente come un imprenditore che se gestisce malamente la propria azienda fallisce e perde tutto . Essenza del mercato è che chi sbaglia investimento, sia esso finanziario o imprenditoriale, venga punito. Qualcuno diceva che "presto o tardi gli sciocchi si separano dai propri soldi". Ipotizzare che altri Stati debbano garantire l'investimento poco accorto dei risparmiatori in bond sovrani, è quanto di più antimercatista possa esistere. Nessuno nel capitalismo deve essere irresponsabile delle proprie scelte e azioni: né i politici, né i popoli, né gli investitori esteri, né le banche. Approfitto dell'occasione per ringraziarla degli ottimi articoli.

 
18/11/2010 - una diversa soluzione (Fabrizio Terruzzi)

Caro Bottarelli, ogni tanto abbastanza d'accordo. Suggerisco una diversa soluzione: 1)Governo unico dell’economia come premessa indispensabile per ogni altra azione (sta già accadendo, di fatto da parte della Germania). Significherà perdita di sovranità da parte degli stati più deboli ma se ne faranno una ragione. 2)Svalutazione dell’euro di un 15-20% almeno (anche questo sembra già essere in corso. A Marzo si prevedeva una parità col dollaro, ora Bottarelli parla di 1,2. Facciamo una via di mezzo: 1,1). 3) Contemporaneo aumento da parte di Germania, Olanda, ecc. degli stipendi e dei salari in misura analoga in modo da lasciare inalterata la loro posizione con il resto del mondo ma creando al contempo spazio di mercato ai paesi Euro meno concorrenziali. 4)Obbligo di azzerare fin da subito i deficit di bilancio statali grazie anche a: 5)Drastica riduzione del debito pubblico o del suo peso sui bilanci degli stati attraverso strumenti di finanza straordinaria (quantitative easing, allungamento forzoso delle scadenze, imposte straord.o quant’altro). A male estremi, estremi rimedi. 6) Trasformazione dei debiti degli stati così ristrutturati in Eurobonds garantiti dall’intera unione (e quindi con tassi di rendimento pari ai Bund). Nuove emssioni solo dietro autorizzazione... superiore. 7) Fine dei mal di pancia attuali. Dovremo pagarci servizi oggi gratuiti, saremo meno ricchi, ma è inutile credere di esserlo quando si è seduti su una montagna di debiti