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IL CASO/ Campiglio: 5 misure per aiutare famiglia (e Pil) a non andare in crisi

Pubblicazione:venerdì 19 novembre 2010

Giulio Tremonti (Imagoeconomica) Giulio Tremonti (Imagoeconomica)

La crisi mondiale ridisegna la mappa degli equilibri del potere economico e politico: mentre il mondo asiatico ha il problema di un’inflazione in crescita a causa di un’economia che ha ripreso a correre troppo, l’Italia - avendo ormai alle spalle quasi un ventennio di progressivo rallentamento - oggi corre così poco da sembrare ferma e sulle famiglie italiane ricade il costo economico e sociale di una violenta crisi sistemica che ha aumentato le disuguaglianze interne.

 

La creatività e l’energia di una massa di giovani, che rappresentano la vera ricchezza economica del paese, è imprigionata nella gabbia di lavori incerti e precari, anche se è da loro che proviene la spinta più forte all’innovazione e alla crescita della produttività. I paesi emergenti che attraggono gli investimenti mondiali, come la Cina, il Brasile, l’India, la Russia, ma anche la Turchia, sono paesi giovani, condizione necessaria anche se non sufficiente per la crescita. Così come sono paesi molto più giovani dell’Italia anche gli Stati Uniti, il Regno Unito o la Svezia, la cui produttività del lavoro è in continuo aumento.

 

La caduta della natalità in Italia è lo specchio delle difficoltà economiche delle famiglie e della crescente incertezza macroeconomica derivante dal continuo aumento della disoccupazione giovanile: la paradossale conseguenza è un paese anziano - secondo solo al Giappone - che registra una diminuzione della popolazione, un aumento rilevante dell’immigrazione in segmenti del lavoro a non elevata qualificazione e un’emigrazione dei giovani italiani più qualificati. La questione della famiglia è, insieme al sottodimensionamento delle imprese italiane, il nodo centrale che occorre affrontare per restituire un futuro al paese, pur in un tempo di crisi: la famiglia è l’istituzione chiave per la crescita del paese e laddove l’istituzione familiare registra crisi e cedimenti, come negli Stati Uniti, le conseguenze negative sul piano sociale ed economico lasciano impressionati.

 

Il problema è che l’istituzione della famiglia è diventata in molti paesi il terreno di dispute ideologiche e in Italia ciò ha avuto come conseguenza l’assenza costante della famiglia dall’agenda politica: la famiglia è diventata un omaggio rituale di cortesia politica presente in tutti i programmi elettorali, ma l’averla ignorata nei fatti è la causa ultima dei problemi economici in cui ci troviamo.

  

Per questi motivi è ragione di sopravvivenza economica la consapevolezza di individuare le linee di una politica economica per la famiglia, perché in questa fase economica delicata è cruciale investire le poche risorse disponibili su interventi a elevato rendimento sociale, proteggendo le priorità con lo scudo d’ imposte finalizzate istituzionalmente ad uno specifico scopo. Al tempo stesso, tenendo presente i vincoli di finanza pubblica, occorre promuovere nel mercato e fra gli investitori istituzionali gli spazi di una nuova finanza sociale.


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