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IL CASO/ Campiglio: 5 misure per aiutare famiglia (e Pil) a non andare in crisi

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Giulio Tremonti (Imagoeconomica)  Giulio Tremonti (Imagoeconomica)

Sulla base di queste linee di azione, tenendo conto dell’opportunità di interventi mirati e urgenti, la misura più efficace è quello di estendere ai redditi medi l’area di piena titolarietà degli assegni familiari. A questo riguardo va ricordato come nel 1996 sono state tolte risorse alle famiglie per assegni familiari e maternità, che corrispondono a circa 8 miliardi a prezzi 2010, restituibili in tranches, che rappresenterebbero un segnale di inversione di rotta, oltre che una boccata di ossigeno per le giovani famiglie con figli.

 

La seconda misura proposta è quella di innalzare a 8 mila euro la soglia di reddito necessario per essere considerati familiari a carico: al riguardo va ricordato, come esempio emblematico, che tale valore è fermo a 2.841 euro dal 1995, cioè da ben 15 anni. Una seria politica per la famiglia non può dipendere dalla benevolenza o dalla memoria del governo in carica.

 

È altresì necessario introdurre un principio di indicizzazione per tutte le misure che riguardano la famiglia, a partire dalle detrazioni: ad esempio le detrazioni per il coniuge sono rimaste fisse a 497 euro dal 1996 al 2005 e sono fisse a 290 euro dal 2007 a oggi.

 

Dal punto di vista della finanza sociale l’investimento privato che occorre promuovere su vasta scala è quello dell’housing sociale, che non significa case popolari, ma normali case il cui costo è depurato dalla rendita urbana. Per chi volesse toccare con mano l’effetto che ciò può avere sul tessuto urbano, sullo spazio che con ciò si apre ai giovani e alle giovani coppie, non ha che da considerare l’esperienza di Berlino. A ciò si aggiunga che l’investimento in housing sociale mobilizza risorse locali con un elevato moltiplicatore di reddito occupazionale, favorisce la mobilità territoriale e la flessibilità del lavoro.

 

 

Infine occorre un’attenta valutazione ex-post della legislazione del lavoro, per individuare quali sono le esperienze positive e quali quelle da migliorare o trasformare, con l’obiettivo di ridurre la precarietà, aumentare il reddito considerato permanente dalla famiglie giovani, sulla cui base esse possono ragionevolmente formulare progetti per il proprio futuro.



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