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FINANZA/ Il diktat tedesco della Merkel mette paura agli investitori

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In parole povere, ciò che la Germania giustamente non vuole più è un salvataggio degli investitori. Lo ha capito una moderata, una donna di centrodestra, non lo hanno capito i socialisti, visto che alle elezioni regionali nella zona di Atene il mese prossimo i comunisti dissidenti del “blocco anti-Memorandum Ue” sembrano destinati alla vittoria e in Portogallo il centrosinistra è sceso al 25% mentre i comunisti e gli estremisti del Bloco insieme toccato il 18%. Ora, aprire una finestra - nemmeno una porta - alla politica di haircut sui rendimenti obbligazionari sarebbe come tirare una bomba a mano sui cosiddetti periferici: se ben ricordate, ilsussidiario.net aveva anticipato l’arrivo di questa politica di autodifesa degli Stati indebitati nello scorso mese di agosto, durante i giorni del Meeting. Soltanto che farlo ora porta con sé rischi di stabilità enormi, argomento che ha fatto andare su tutte le furie Jean-Claude Trichet, ma che ha visto schierarsi al fianco della Merkel e contro Francoforte l’alleato di sempre, un nervosissimo Nicolas Sarkozy.

 

E il perché di questo rischio è presto detto: gli Stati sovrani dell’eurozona devono emettere qualcosa come 915 miliardi di euro di nuove obbligazioni l’anno prossimo, stando ai dati forniti da Ubs, alcuni in forma di roll over altri come copertura di enormi deficit: ora, con che voglia - pur a fronte di alti rendimenti - gli investitori affolleranno le aste con l’incombente rischio di pesanti haircuts o addirittura di mancati pagamenti da parte degli Stati? Qualsiasi premio di rischio su qualunque debito periferico a scadenza dopo il 2013 rappresenta un terno al lotto: quale può essere infatti la certezza riguardo le condizioni che Francia e Germania imporranno, per dire, a Irlanda e Portogallo per potere usufruire del fondo di salvataggio? Nessuna. E, infatti, uno studio della sempre puntuale Giada Giani di Citigroup intitolato “Bondholders moving back home” dice a chiare lettere che i dati del secondo trimestre dimostrano una secca diminuzione della detenzione estera del debito di Grecia (-14%), Portogallo (-12%), Spagna (-8%) e Irlanda (-5%).

 

Questo, anche perché le banche locali si sono lanciate senza troppe remore in questo ramo, prendendo a prestito denaro a costo zero dalla Bce per comprare il debito dei loro Stati ad alto rendimento dando vita a un carry trade che concentri il rischio. Peccato che i quattro Stati poco fa elencati pesino per qualcosa come 448 miliardi rispetto ai fondi della Bce per le banche (la Spagna per 98 miliardi e la Grecia per 94): Francoforte non accetta più questa situazione ma per ora cerca di mettere in sicurezza l’edificio. Merkel e Sarkozy vogliono abbatterlo. Inoltre, le entrate fiscali di questo Stato stanno toccando lo zero visto che le politiche di austerity stanno erodendo l’economia e rischiano di imporre ulteriore tagli fiscali: una spirale di crisi che si autoalimenta, a cui i periferici europei non possono porre rimedio visto che a differenza della Gran Bretagna non possono dar vita a stimoli monetari o tassi di cambio più bassi, devono vendere l’argenteria di casa ai cinesi o agli Stati del Golfo, pregare la Bce che ingaggi a pieno la battaglia delle valute per deprezzare l’euro e sperare che la debole ripresa in atto non si blocchi del tutto.

 

Anche perché le elezioni di mid-term, con ogni probabilità, ci consegneranno un Senato Usa in mano repubblicana, quindi intenzionato a una politica economica più aggressiva ma anche a una rivisitazione dei rapporti internazionali, tema completamente assente dalla campagna elettorale. Non a caso. L’America sa che questo voto è fondamentale per il suo futuro e sa che per sopravvivere le è imposto di essere cattiva, spietata con partner e avversari. Il tutto, nel pieno di una nuova emergenza terroristica globale ad orologeria. Già, non avete notato nulla di sospetto? Il pacco bomba ritrovato venerdì su un aereo cargo a Dubai avrebbe infatti viaggiato anche su due diversi voli passeggeri. L’inquietante particolare è stato reso noto nella serata di domenica dalla compagnia aerea Qatar Airways: l’ordigno secondo la compagnia aerea è stato trasportato su un Airbus A320 della Qatar Airways dalla capitale dello Yemen, Sanaa, fino a Doha, capitale dell’emirato. Qui è - anzi, sarebbe - stato trasferito su un altro aereo della compagnia che lo ha portato a Dubai, dove è stato scoperto e sequestrato dalla polizia locale.


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