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FINANZA/ Il diktat tedesco della Merkel mette paura agli investitori

Merkel_AquilaR400.jpg (Foto)

Nascosta nella cartuccia di una stampante, la bomba era indirizzata a una sinagoga di Chicago: non è tuttavia chiaro se lo scopo fosse quello di far esplodere l’apparecchio in volo. Inoltre, il consigliere anti-terrorismo della Casa Bianca, John Brennan, ha fatto sapere con grande tempismo che «non esiste alcuna indicazione in merito alla presenza di altri pacchi bomba ancora in circolazione, ma le autorità americane devono presumere che la possibilità esista e adottare le necessarie misure di sicurezza». A mio avviso, almeno fino alla fine delle operazioni di voto del mid-term. Da questo punto di vista, la penso come Mark Mardell, il principale corrispondente della Bbc dagli Usa: «Non sorprenderete mai la Casa Bianca a sdrammatizzare una minaccia terroristica, specie con una elezione imminente... È stata una soffiata saudita a portare alla scoperta dei “sinistri” ordigni sui cargo diretti in Usa. Ordigni curiosi: cartucce da stampanti coperte di polvere bianca e con qualche pezzo di elettronica attaccato».

 

Ma non solo: sempre domenica sera - accidenti Halloween ha portato con sé più di uno scherzetto e tutti in contemporanea temporale! - in Yemen è stata rilasciata su cauzione la presunta postina-attentatrice, un’universitaria che non sa nemmeno cosa sia la politica, non il fondamentalismo. Ma perché queste rivelazioni, a poche ore dal voto, quando normalmente si utilizza cautela e silenzio investigativo, visto che lo stesso premier britannico, David Cameron, è stato tenuto all’oscuro di tutto per 13 ore all’atto della scoperta della cartucce killer via corriere aereo? Semplice, stava per diventare di dominio pubblico quanto dichiarato subito dopo l’allarme globale da Mohammed al-Shaibah, direttore cargo della Yemenia Airways: «Né un aereo UPS, né un DHL diretto a Chicago è partito dallo Yemen nelle ultime 48 ore. Sono accuse false e senza fondamento»,ha dichiarato allo Yemen post venerdì 29 ottobre.

 

D’altronde, di cosa un po’ stranine questa faccenda ne porta con sé parecchie, fin dall’inizio, a partire dal presunto mandante di questi attacchi, l’iman Al-Awlaki. Sapete chi è? Stando al giudizio mai smentito di Webster Tarpley, uno dei principali giornalisti investigativi statunitensi, costui è «un agente americano che opera sotto copertura di fondamentalista islamico per attrarre con la sua predicazione, allevare e indottrinare giovani musulmani scemi da lanciare in attentati scemi e da arrestare prontamente, onde i media possano agitare lo spettro onnipresente del terrorismo islamico».

 

Forse non è vero, ma il curriculum di un paio di suoi arruolati, parla chiaro. Il primo, “Mutanda bomber”, ossia il giovane nigeriano Umar Faruk Abdulmutallab, si ustionò le parti intime quando la bomba carta che aveva nella biancheria intima esplose senz’altri danni sull’aereo che aveva preso ad Amsterdam diretto a Detroit: un volo su cui fu fatto salire da qualcuno benché privo di passaporto. Il secondo è Faisal Shahzad, il tecnico dei computer con ottima posizione in Usa che nel maggio 2010 lasciò un’auto parcheggiata a Times Square, nel centro di Manhattan, con all’interno un ordigno che non esplose.

 

Insomma, due Gatti Silvestro del terrorismo. Di certo c’è però che domenica sera la versione on-line del Financial Times denunciava come le nuove rivelazioni americane sui presunti attacchi, spostassero la pressione dal ramo di trasporto cargo a quello passeggeri, per l’ennesima volta. Con costi, disagi, paura di volare che significano danno all’economia dei paesi, nuovi misure di sicurezza da approntare visto che la bomba-cartuccia avrebbe superato i controlli e quant’altro fa parte dell’indotto collaterale del grande business della paura globale.