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IDEE/ Favoriamo il social housing per aiutare chi non è abbastanza povero

Pubblicazione:martedì 2 novembre 2010 - Ultimo aggiornamento:martedì 3 maggio 2011, 22.12

Il social housing (Imagoeconomica) Il social housing (Imagoeconomica)

A questo si affianca un altro intelligente intervento dello Stato, ovvero la costituzione da parte della Cassa Depositi e Prestiti di un Fondo destinato a intervenire a favore della costituzione di Fondi territoriali che si stanno realizzando in tutta Italia o di dimensione regionale o di dimensione locale, che hanno come scopo quello di fare investimenti e di mettere a reddito (a un tasso d’interesse del 3% più l’inflazione) i beni costruiti, cosicché il costo dell’affitto risponda a quei criteri di sostenibilità del famoso 30% del reddito di queste fasce sociali.

 

Posto quindi che sono in fase di avvio sia il processo finanziario che quello legislativo in Regioni come la Lombardia, non si capisce come mai non si riesca a dare una risposta rapida a un bisogno emergente così dilagante e soprattutto cosa frena la capacità di realizzazione. Le motivazioni sono da ricercare in una struttura amministrativa assai lenta e complessa e in un’oggettiva difficoltà nel reperire le aree su cui potere fare queste iniziative. Per realizzare le abitazioni e rispondere a quest’esigenza occorrono vari fattori: primo su tutti, le aree devono necessariamente avere un costo tendente allo zero e vincolate a una funzione sociale, quindi aree standard con un costo che non può essere speculativo.

 

A questo va aggiunto che il costo di progettazione e costruzione deve essere economico secondo i principi ecosostenibili, e su questo punto c’è un forte processo innovativo in atto sulle tecnologie e sulla progettazione, come abbiamo dimostrato durante Eire 2010 all’interno della Social Housing Exhibition. Infine c’è bisogno di un’agevolazione finanziaria con protagoniste le Fondazioni bancarie e una politica di agevolazione fiscale sulla quale invece lo Stato è completamente immobile. Basterebbe avere lo stesso regime di Iva di chi acquista la prima casa, invece oggi chi fa politiche sociali della casa non ha alcuna agevolazione fiscale.

 

Inoltre c’è un problema endemico nella Pubblica Amministrazione in generale: essa non si è ancora resa conto che occorre un piano d’aree funzionale a questo sviluppo e che va messo rapidamente a disposizione non solo nella pianificazione urbana del futuro, ma anche del presente nel più breve tempo possibile, come se fosse “uno sportello unico aperto” che accoglie e accetta le proposte che nascono dalla società e introduce iniziative dirette, provocando un mercato sociale profit o no-profit perché si realizzino.

 

Da parte delle Amministrazioni c’è una mancanza d’iniziativa che inevitabilmente farà esplodere l’esasperazione e il malessere dei cittadini. Si discute troppo, si pianifica tanto, ma si concretizza poco per via della lentezza della macchina burocratica del nostro sistema. Questo è il punto. Per esempio se a Milano oppure a Roma si riuscisse in breve tempo a mettere sul mercato anche “solo” 10.000 appartamenti, il mercato immobiliare privato sarebbe costretto ad abbassare le sue pretese e i suoi canoni, favorendo un nuovo equilibrio tra domanda e offerta, e quindi di prezzo. Dal mercato abitativo arriverebbe un forte segnale concreto di ripresa a tutta la comunità economica nazionale.


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