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REPLICA/ Ma quale "miracolo", la Fiat di Marchionne piace solo alla finanza

Pubblicazione:lunedì 22 novembre 2010

Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica) Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

“Il 'miracolo' di Marchionne che l’Italia non vuole”, titolava ilsussidiario.net del 19 novembre presentando l’articolo, come sempre documentato, di Ugo Bertone sull’inizio dell’avventura americana della 500 e sulle altre iniziative, in Italia e all’estero, che vedono protagonista l’amministratore delegato del Lingotto.

 

Ora, tutto voglio mettere in dubbio salvo le eccezionali doti di manager e leader di Sergio Marchionne. Sono un fatto di cronaca, una realtà conclamata: quando è arrivato a Torino, nel 2004, l’azienda rischiava di fallire. Questo evento, che sarebbe stato nefasto per tutto il Paese, non si è verificato. Anzi, la Fiat si è dimostrata viva e vitale, è diventata protagonista di operazioni di grande respiro, prima fra tutte l’ingresso nell’americana Chrysler che la proietta in una dimensione internazionale mai conosciuta nella sua storia più che centenaria.

 

Ma Marchionne ha fatto anche altro. Ha affrontato con un coraggio inusuale dalle nostre parti il tema della produttività italiana e delle relazioni industriali. Lo ha fatto in maniera dura, decisa, dicendo chiaramente a tutti, dentro e fuori le aziende: “Non pretendiamo di essere competitivi con la Cina, l’India, e le altre economie emergenti. Ma con la Germania sì, altrimenti rischiamo di scomparire”. E da questa sua premessa sono discese, con lucida freddezza, decisioni anche dolorose che lo hanno portato a scontrarsi apertamente con la Cgil-Fiom, tuttora il sindacato più importante per un’azienda metalmeccanica.

 

Ma sono altri ancora i meriti che bisogna riconoscergli. In campo finanziario, la separazione in due del gruppo (da una parte l’auto, dall’altra tutto il resto) è senz’altro positiva, elimina un concetto di conglomerato abbandonato da tempo un po’ in tutto il mondo, perché i mercati chiedono di sapere con chiarezza qual è il business di una qualsiasi impresa.

 

Bene. Dopo questa lunga premessa, arriva un però: per valutare un editore si contano le copie di giornali, per un birraio le bottiglie e lattine di bionda, per un produttore di auto il metro è rappresentato dalle auto. E qui le cose vanno male. Le ultime statistiche indicano che in ottobre le immatricolazioni di vetture in Europa hanno subìto un calo del 16,1%. Peggiore di tutti i costruttori europei è stato proprio il gruppo Fiat che ha chiuso ottobre con un meno 32,7%. Un crollo che ha portato la sua quota di mercato in Europa al 6,9%, contro l’8,7% di un anno prima. Mai il Lingotto era sceso così in basso.


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