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REPLICA/ Ma quale "miracolo", la Fiat di Marchionne piace solo alla finanza

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Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)  Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

Marchionne ha commentato con tranquillità che se lo aspettava: dopo due anni di droga (gli incentivi) era normale che ci fosse un andamento negativo. Ora, va bene che il leader di un’azienda deve sempre ostentare ottimismo e sottolineare le positività, ma in quel dato di ottobre non c’è nulla di normale. La Fiat ha perso più del doppio della media del mercato. Se si tiene conto poi che il grosso delle sue vendite è concentrato in Italia, non si può che tirare una conclusione: la Fiat è ormai un produttore marginale sui mercati europei. A questo è arrivata perché da anni non sforna modelli vincenti (a parte la 500, che però rappresenta una nicchia).

 

Per raggiungere rapidamente risultati finanziari, Marchionne ha sacrificato sugli investimenti, sullo sviluppo. E il risultato è quel 6,9%. Sarà molto difficile recuperare le quote di mercato lasciate ai concorrenti tedeschi, francesi, extraeuropei. Sarà anche molto costoso: il leader della Fiat parla di sinergia con la Chrysler. È senz’altro un’indicazione giusta. Ma, sinergia significa sì usare le rispettive reti commerciali, ma anche sviluppare piattaforme comuni per nuovi modelli. E per farlo ci vogliono grandi investimenti.

 

Marchionne, intanto, ha annunciato che venderà qualche pezzo dell’argenteria Fiat: se ne andrà la componentistica della Magneti Marelli, una parte del pacchetto Ferrari e, solo di fronte a un’offerta strabiliante, anche l’Alfa Romeo. Molte volte la Fiat ha seguito questa strada, privandosi di aziende non del core business come Telettra (e pazienza), ma anche altre strettamente legate al suo mestiere di costruttore di auto. Basti pensare a quando ha ceduto la spagnola Seat alla Volkswagen o il brevetto common rail (gioiello tecnologico) alla tedesca Bosch.

 

Ora ci risiamo. E la Borsa applaude, premiando il titolo: come ricorda correttamente Bertone, la Fiat in sei mesi ha guadagnato il 54,9%. Perfetto. Se la finanza punta su una casa di automobili anche se non riesce a vendere automobili, vuol dire che tutto funziona, che le prospettive sono rosee. Sarà. Anche se sommessamente mi permetto di avanzare qualche dubbio: che cosa ci deve ancora succedere, dopo il 2008, per dire che quanto è bene per la finanza, non sempre è bene in sé?



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