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FINANZA/ 1. Pelanda: fidatevi, l'euro va "distrutto", all'Italia conviene così

CARLO PELANDA riprende le tesi di Paolo Savona e spiega quali potrebbero essere i vantaggi e gli svantaggi di una nostra uscita dall'euro

Foto Ansa Foto Ansa

Quando un’autorità tecnica e morale come il Prof. Savona suggerisce di valutare l’opzione dell’uscita dall’Italia dall’euro per farle recuperare possibilità di crescita, non si può reagire solo affermando in generale l’impossibilità o il costo devastante di tale alternativa, mia prima reazione istintiva, ma bisogna approfondire gli eventuali scenari.

I punti critici, semplificando, sarebbero tre: (a) gestione del debito in fase di conversione dall’euro alla nuova moneta nazionale; (b) fuga del risparmio degli italiani verso monete “forti”; (c) pressioni, in particolare della Germania, per limitare la svalutazione competitiva della neolira italiana.

Anche i contesti possibili dell’evento dell’evento sono tre: (1) crisi sistemica dell’euro e ritorno concordato alle monete nazionali; (2) crisi parziale con uscita di alcuni e creazione di un “nucleo euro” fatto di Germania, Francia, e qualche altro; (3) uscita per decisione sovrana dell’Italia non in stato di insolvenza del debito. Il terzo non riesco a immaginarlo, ora. I primi due non sono escludibili, il secondo con più probabilità.

A un certo punto il costo di rifinanziamento del debito diventa così insostenibile, il rigore richiesto dagli eurocriteri influenzati dalla Germania così portatore di deflazione e dissensi interni, che un governo italiano decide di mollare l’euro stesso per dotarsi della flessibilità monetaria e di bilancio necessaria a reflazionare il sistema.

Come minimizzare l’impatto? L’azione avverrebbe in ambiente assistito, perché l’insolvenza totale di un debito sovrano pari a più di due trilioni di dollari, pur posseduto in buona parte da cittadini italiani, ha la scala e la diffusività per destabilizzare l’intero sistema finanziario globale. Pertanto Fmi, Eurozona residua, Ue timorosa che le uscite parziali la spacchino, ecc., certamente accompagnerebbero l’Italia nella riconversione per condizionarla.

Ci sarebbe una soluzione per il debito? Il dichiararne l’insolvenza metterebbe l’Italia per decenni tra gli inaffidabili con danno fatale al suo ciclo del capitale. Si potrebbe convertire il debito nella nuova lira e continuare a pagare gli interessi come dovuti senza dichiarare l’insolvenza. Ciò provocherebbe una svalutazione comparativa dei titoli di debito italiani, ma inferiore a quella dell’insolvenza e, soprattutto, con la possibilità di essere ridotta nel futuro al migliorare del cambio della nuova valuta. Per almeno un triennio, la Banca d’Italia dovrebbe comprare titoli di debito per rifinanziarlo a costi sostenibili, cioè stampare moneta e fare inflazione a scapito del valore di cambio.


COMMENTI
24/11/2010 - gambero/2 (giorgio cordiero)

Badate bene che io non sono mai stato un europeista convinto ed ho sempre creduto poco in una Europa basata solo sull'apparente unione economica , di fatto lungi dal divenire stato federale. La dicotomia europea sta tuutta li, ma tornare indietro sarebbe, come sempre, devastante. Pazzia per pazzia , parlo da 45 visionario e progressista ed ipotizzo come alternativa una moneta globale che comprenda almeno USA ed europa, ma anche parte dell'America latina. E' uscito un motivetto rap in Usa che afferma quello che vado dicendo da tempo, cioè che Cina ed America siano legate con un doppio nodo fatto di ricatti ed aiuti reciproci : questo motivetto si intitola "friendemies" cioè nemiciamici. Ora Europa ed america sono legate da multinazionali che PRODUCONO realmente (es Fiat_ Chrysler) allora perchè non utilizzare questi presupposti per fondare una moneta unica e rendere la concorrenza cinese meno agressiva? Questo sarebbe un PASSO in avanti con incognite teoricamente positive, mentre la non alternativa proposta dagli sclerotici economisti dai capelli bianchi è la vera catastrofe. Il tempo delle mele è passato da un pezzo: rottamiamo le vecchie idee . Per favore, lasciatemi esprimere tuttto il mio disappunto.

 
24/11/2010 - il gambero rosso (giorgio cordiero)

Che non è il titolo di una nota rivista di cucina, ma è la fine che si vuole evitare, anche se prospettata da fior fiore di economisti: il passo del gambero all'indietro verso la già definita "neolira", il "ritorno al futuro" tanto fantascientifico quanto, ahime, possibile in un mondo di pazzi e di economisti, già prima di me definiti come "maghi magò" dal buon Tremonti. La situazione è seria, non vi è alcun dubbio e le soluzioni prospetate da Savona & c ( mi stupisce il pensiero di Pelanda) mi sanno tanto di irrazionalità provocata dalla paura. Eh no signori miei, l'euro ci ha salvati ed abbiamo brindato con lo champagne,benedicendo oltremisura la nuova moneta, quando questa ci ha sostenuti ed ora che, per avere gli eventuali aiuti dall'Europa saremo costretti ad un bel po' di austerità , siamo pronti ad abbandonare la nave che (pare) affondi per chiuderci nella neolira.Ma vi rendete conto della scellerataggine che state dicendo? In un mon do dove regna la speculazione, alimentata dalle paure dei mercati, la Neolira sarebbe espressione ancora meno tutelabile di un debito pubblico sovrano che diverrebbe ancora più attaccabile dagli speculatori: il default non sarebbe europeo, ma solo italiano. Certo il super euro potrebe far molto comodo a Germania & c, ma se ciò avverrà questi stati dovranno avere il coraggio di sbatterci fuori e l'Italia non deve essere codarda ed opportunista , abbandonando il ring.

 
23/11/2010 - Lira o non lira (Diego Perna)

Ho letto sia l'articolo di Savona che questo di Pelanda e continuo a pensare che non sia un'idea così malsana ritornare alla lira. Senza andare per le lunghe, direi che ci sono altri economisti, non proprio alle prime armi, che ritengono il ritorno alla vecchia moneta un'ipotesi possibile.Chi ritiene di andare a coltivare i canguri in Tasmania, si dovrebbe guardare un pò intorno, per capire che esiste un problemino e noi rischiamo di cappottare senza che ce ne rendiamo conto. A mali estremi, estremi rimedi.

 
23/11/2010 - ma neanche per scherzo (Sergio Palazzi)

Certe cose non diciamole neanche per scherzo, che poi passa il "padano" di turno e le prende sul serio. Se già con l'euro e questa politica per la prossima generazione saranno cavoli amari, se dovessimo uscire dall'euro sotto una guida politica meno tosta della Thatcher sarebbe la morte, dopo un fuoco d'artificio finale che non credo durerebbe un lustro. Tenetemi informato, che se qualcuno ci pensa sul serio tiro su moglie e figlia e vado a coltivar canguri in Tasmania.