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FINANZA/ 1. Pelanda: fidatevi, l'euro va "distrutto", all'Italia conviene così

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A occhio, la nuova lira, all’inizio, avrebbe un cambio attorno allo 0,50 in relazione all’euro residuo e circa allo 0,70 in relazione al dollaro. L’export e il turismo italiano andrebbero in boom, con crescita del Pil tra il 4% e il 7% per un lustro. Ma in fase di conversione i risparmiatori sposterebbero i depositi in euro fuori dall’Italia. Per evitarlo i conti bancari dovrebbero essere congelati temporaneamente a sorpresa e le nazioni in euri residui stamparne di nuovi con altre caratteristiche identificative.

 

Fino a qui cosa guadagneremmo e perderemmo? Rischieremmo una crisi bancaria, una rivolta dei risparmiatori e un rialzo dell’inflazione, ma avremmo più crescita dell’economia reale e un minore peso del debito in termini di interessi. Ma la nostra svalutazione competitiva, se oltre misura, metterebbe in grave difficoltà le nazioni che restano in euro e queste minaccerebbero dazi contro l’Italia che ne penalizzerebbero gravemente l’export intraeuropeo. Pertanto emergerebbe un compromesso di svalutazione ammessa, ma questo ridurrebbe il vantaggio dell’uscita dall’euro dando più peso ai rischi.

 

Per contenerli bisognerebbe comunque abbattere una parte del debito, almeno il 20%, attraverso una formula mista di prelievo forzato dai conti bancari (tipo Amato 1992) e di liquidazione parziale del patrimonio pubblico, mettere in Costituzione il divieto di deficit annuo, cioè aumentare di molto il rigore (e le restrizioni ai consumi energetici) in relazione al presente. In sintesi, non sarebbe necessariamente una catastrofe, ma non lo sarebbe perché comunque vincolati a un binario d’ordine imposto dall’esterno che limiterebbe i vantaggi della flessibilità.

 

Per questo mi chiedo che senso avrebbe l’uscita dall’euro in condizioni di aumento di rigore e non tanto vantaggio di crescita. Tanto vale restare a parità di rigore. A Savona questo non può essere sfuggito. Così come non è sfuggito che se restiamo nella gabbia la Germania ci impedirà la crescita. Pertanto ritengo che in realtà, dicendo Italia, stia pensando a una soluzione di dissoluzione di tutta l’Eurozona. Qui lo scenario si farebbe molto più interessante e l’ipotesi più salvifica, per noi. Anzi, per tutti gli europei.

 

www.carlopelanda.com 

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COMMENTI
24/11/2010 - gambero/2 (giorgio cordiero)

Badate bene che io non sono mai stato un europeista convinto ed ho sempre creduto poco in una Europa basata solo sull'apparente unione economica , di fatto lungi dal divenire stato federale. La dicotomia europea sta tuutta li, ma tornare indietro sarebbe, come sempre, devastante. Pazzia per pazzia , parlo da 45 visionario e progressista ed ipotizzo come alternativa una moneta globale che comprenda almeno USA ed europa, ma anche parte dell'America latina. E' uscito un motivetto rap in Usa che afferma quello che vado dicendo da tempo, cioè che Cina ed America siano legate con un doppio nodo fatto di ricatti ed aiuti reciproci : questo motivetto si intitola "friendemies" cioè nemiciamici. Ora Europa ed america sono legate da multinazionali che PRODUCONO realmente (es Fiat_ Chrysler) allora perchè non utilizzare questi presupposti per fondare una moneta unica e rendere la concorrenza cinese meno agressiva? Questo sarebbe un PASSO in avanti con incognite teoricamente positive, mentre la non alternativa proposta dagli sclerotici economisti dai capelli bianchi è la vera catastrofe. Il tempo delle mele è passato da un pezzo: rottamiamo le vecchie idee . Per favore, lasciatemi esprimere tuttto il mio disappunto.

 
24/11/2010 - il gambero rosso (giorgio cordiero)

Che non è il titolo di una nota rivista di cucina, ma è la fine che si vuole evitare, anche se prospettata da fior fiore di economisti: il passo del gambero all'indietro verso la già definita "neolira", il "ritorno al futuro" tanto fantascientifico quanto, ahime, possibile in un mondo di pazzi e di economisti, già prima di me definiti come "maghi magò" dal buon Tremonti. La situazione è seria, non vi è alcun dubbio e le soluzioni prospetate da Savona & c ( mi stupisce il pensiero di Pelanda) mi sanno tanto di irrazionalità provocata dalla paura. Eh no signori miei, l'euro ci ha salvati ed abbiamo brindato con lo champagne,benedicendo oltremisura la nuova moneta, quando questa ci ha sostenuti ed ora che, per avere gli eventuali aiuti dall'Europa saremo costretti ad un bel po' di austerità , siamo pronti ad abbandonare la nave che (pare) affondi per chiuderci nella neolira.Ma vi rendete conto della scellerataggine che state dicendo? In un mon do dove regna la speculazione, alimentata dalle paure dei mercati, la Neolira sarebbe espressione ancora meno tutelabile di un debito pubblico sovrano che diverrebbe ancora più attaccabile dagli speculatori: il default non sarebbe europeo, ma solo italiano. Certo il super euro potrebe far molto comodo a Germania & c, ma se ciò avverrà questi stati dovranno avere il coraggio di sbatterci fuori e l'Italia non deve essere codarda ed opportunista , abbandonando il ring.

 
23/11/2010 - Lira o non lira (Diego Perna)

Ho letto sia l'articolo di Savona che questo di Pelanda e continuo a pensare che non sia un'idea così malsana ritornare alla lira. Senza andare per le lunghe, direi che ci sono altri economisti, non proprio alle prime armi, che ritengono il ritorno alla vecchia moneta un'ipotesi possibile.Chi ritiene di andare a coltivare i canguri in Tasmania, si dovrebbe guardare un pò intorno, per capire che esiste un problemino e noi rischiamo di cappottare senza che ce ne rendiamo conto. A mali estremi, estremi rimedi.

 
23/11/2010 - ma neanche per scherzo (Sergio Palazzi)

Certe cose non diciamole neanche per scherzo, che poi passa il "padano" di turno e le prende sul serio. Se già con l'euro e questa politica per la prossima generazione saranno cavoli amari, se dovessimo uscire dall'euro sotto una guida politica meno tosta della Thatcher sarebbe la morte, dopo un fuoco d'artificio finale che non credo durerebbe un lustro. Tenetemi informato, che se qualcuno ci pensa sul serio tiro su moglie e figlia e vado a coltivar canguri in Tasmania.