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FINANZA/ 2. I guai del Portogallo che fan dimenticare l’Irlanda

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L’Italia, che ha un debito di 1.400 miliardi di dollari, ne deve 511 alla Francia: il che significa che le astute banche francesi hanno comprato titoli di debito italiani per una cifra pari al 20% del Prodotto interno lordo francese. E le banche tedesche? Hanno in pancia 184 miliardi di dollari di Buoni del Tesoro irlandesi, 238 miliardi di titoli spagnoli, 190 di italiani, 45 miliardi di titoli greci e 47 di titoli di debito portoghesi. Fatte le somme, le banche tedesche sono esposte per oltre 700 miliardi con i PIIGS: se fa bancarotta l’Irlanda e se il contagio si espande al Portogallo - e poi irresistibilmente alla Spagna e magari all’Italia -, ossia se questi Paesi smettono di pagare gli interessi, ad andare a picco sono prima di tutto le banche di frau Merkel.

 

Insomma, come per il salvataggio della Grecia, anche quello irlandese è sostanzialmente un salvataggio delle banche creditrici: nel caso di Dublino, oltre alla Germania esposta per circa 101 miliardi di euro, gli istituti britannici con prestiti per 140 miliardi di sterline, con in testa la nazionalizzata Royal Bank of Scotland esposta per 50 miliardi. Insomma, il problema non è il mero contagio tra i Piigs, ma il fatto che questa reazione a catena rischia di minare le fondamenta dei paesi forti, portando con sé la fine stessa dell’eurozona.

 

Il rischio di contagio, d’altronde, è palese. Il Portogallo, oggi, ha un deficit al 10,3% del Pil, con previsione dell’8,8% per l’anno prossimo e dell’8% per il 2012: unite a questi dati tagli di draconiana austerity ed ecco a voi il peggior profilo d’Europa. Anche perché, stando al Fmi, «più sarà persistente lo sbilancio, più il rischio di aggiustamento sarà improvviso e distruttivo»: insomma, una situazione come quella lusitana necessita di una mole impressionante di finanziamento esterno, fonte che però può essere chiusa dalla sera alla mattina.

 

Inoltre, nonostante la sua traballante situazione, l’Irlanda stessa vanterà l’anno prossimo un surplus dello 0,7% e del 3,2% nel 2012, grazie alla ripresa garantita dall’export di prodotti farmaceutici e di alta tecnologia. Inoltre, poi, il Portogallo sta mettendo in campo il peggio dell’atteggiamento greco: nonostante i dati del governo parlino di un debito pubblico all’86% del Pil, il leader dell’opposizione Pedro Passos Coelho due giorni fa ha accusato la maggioranza di falsare i conti, visto che il livello reale del debito sarebbe del 122%. E pensate che questo non è il principale problema di Lisbona, visto che il tasto dolente è quello del debito privato, uno dei più alti del mondo a quota 239%, stando a dati di Deutsche Bank.

 

Inoltre, pur non essendoci bolle in stile spagnolo, il Portogallo sconta la fisiologica dipendenza delle proprie banche dal finanziamento esterno, qualcosa come il 40% degli assets totali: non vi ricorda Northern Rock? Unite a questo la rigidità dei rapporti di lavoro, i trasferimenti alla spesa sociale saliti al 22% del Pil dal 18,5% del 2005 e la produttività ferma al 64% dagli anni Novanta e avete il quadro generale. E pensare che a quell’epoca, però, era ancora in surplus sui suoi conti esterni: la “trappola” di questa eurozona forzata è stata letale, il Portogallo ha detto sì all’eurozona con venti anni di anticipo e ha visto la sua competitività distrutta dal boom, la sua industria low-tech massacrata dalla competizione cinese e dell’Est Europa e da una moneta unica a denominazione tedesca.


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COMMENTI
23/11/2010 - !!!!!!!! (Diego Perna)

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