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IL CASO/ Quel 285, numero "maledetto" che manda l'Italia in crisi

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Questi dati mostrano come siano oggi essenziali sia il varo di una profonda riforma fiscale lungo le linee innovative e ampiamente condivisibili indicate varie volte dal ministro Tremonti (improntate al principio di muovere dal complesso al semplice, dal centro alla periferia, dalle persone alle cose), sia l’approvazione da parte del Parlamento del cosiddetto Statuto delle imprese, una proposta di legge bipartisan che ha lo scopo di far riconoscere dalla nostra legislazione il valore economico e sociale del fare impresa. E tuttavia l’incertezza che oggi avvolge Governo e Legislatura rende la realizzazione di entrambe queste misure quanto meno problematica.

 

Un secondo elemento di riflessione deriva dalla notizia che nella legge di Stabilità approvata giovedì scorso dalla Camera risultano drasticamente ridotte le risorse provenienti dal 5 per mille destinate al finanziamento del settore del non profit (associazioni di volontariato, onlus e associazioni di promozione sociale). In pratica nel 2011 il tetto alla copertura delle erogazioni alle attività non profit tramite questo canale passerà da 400 a 100 milioni di euro. È importante ricordare che il 5 per mille, istituito nel 2006, è uno dei più importanti esempi di sussidiarietà fiscale e consiste nella possibilità per il contribuente di devolvere liberamente una parte della propria Irpef a un’associazione o un’organizzazione di volontariato di sua fiducia.

 

È vero che il sottosegretario all’Economia Casero ha già detto che i 100 milioni «sono da considerarsi un acconto» e che il Governo troverà il modo nel corso del 2011 di reperire gli altri 300 milioni. Resta tuttavia ugualmente una forte amarezza, perché questo taglio appare come un ripensamento rispetto al ruolo del non profit, che non è composto da enti di beneficenza, ma da soggetti che svolgono un ruolo essenziale nel nostro sistema di welfare, affiancando, supportando e spesso sostituendo l’azione dello Stato, contribuendo così in nodo sostanziale all’efficienza complessiva e permettendo altresì risparmi essenziali in periodi di bilanci pubblici in affanno.

 

Dal punto di vista culturale poi ci sembra davvero incredibile che si decida di ridurre il sostegno a dei soggetti capaci di mobilitare risorse umane ed economiche rilevanti, e che hanno anche un ruolo essenziale per garantire la coesione e l’inclusione sociale. Come giustamente ricordava ieri su queste pagine Bernhard Scholz: “La vita sociale è fatta di migliaia e migliaia di imprese profit e non profit che lottano giorno per giorno per affermarsi sui mercati nazionali e internazionali, facendo sforzi immani per non licenziare nessuno. Ed è fatta di aggregazioni sociali, che liberamente rispondono al bisogno che incontrano, contribuendo alla 'tenuta sociale' del nostro Paese”.

 

In aggiunta a quanto sopra, poiché lo Stato dovrebbe svolgere solo il ruolo di intermediario, non si capisce a che titolo decida arbitrariamente di tenere per sé risorse che sono state spontaneamente devolute dal contribuente alle associazioni non profit. Anche in riferimento a questa vicenda del 5 per mille, in definitiva, non resta che sperare che il Governo e il Parlamento intervengano correggendo una misura davvero poco lungimirante, possibilmente stabilizzando il 5 per mille in modo che non sia necessario ogni anno trovarne la copertura finanziaria.