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FINANZA/ 2. Dalle banche della Spagna un nuovo allarme per l’Europa

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Ma mentre la politica, sia a livello nazionale che europeo, è ancora alla fase delle schermaglie, i mercati guardano avanti. Molto avanti. «Viviamo ore gravi ma bisogna calmare le acque e passare all’azione», così, parlando ai parlamentari europei, il presidente Ue, Herman Van Rompuy, è intervenuto sulla crisi attraversata dalla zona euro, sulla scia dell’“effetto Irlanda”. Poi, con piglio comico degno di un cabarettista navigato, si è detto convinto che «la crisi sarà superata» e ha escluso che vi sia un rischio contagio per il Portogallo.

 

Detto fatto, Standard&Poor’s ha tagliato il rating sovrano irlandese da AA- ad A. Di più, stando a un analista di Citigroup citato dall’agenzia Bloomberg, la dimensione del downgrade «è stata probabilmente più modesta di quanto alcuni avevano previsto». Come dire, i conti e soprattutto il sistema bancario sono conciati ancora peggio di come si creda. Ma si sa, la politica è lenta: ci sono voluti mesi prima che Angela Merkel parlasse chiaramente di euro a rischio e ora, forse, è troppo tardi. Nelle sale trading della City, invece, si segue il ritmo frenetico dei mercati. I quali non solo hanno già digerito il fallimento del salvataggio irlandese, ma danno già per cento quello del Portogallo al massimo entro febbraio: oramai si guarda, con occhio tutt’altro che benevolo, soltanto al destino della Spagna.

 

Gli indicatori, d’altronde, parlano chiaro. Per Simon Derrick della Bank of New York Mellon, «c’è ormai la chiara evidenza che la Grecia non è più un caso isolato e le stesse autorità europee sono spaventate dal rischio contagio. Basta vedere come agiscono per capire che là fuori i rischi sono grossi». Il debito pubblico portoghese è formalmente all’80% del Pil, ma combinato con un deficit di budget al 9,3% e un debito privato del 240% del Pil la situazione di fa drammatica, visto che inoltre gli investimenti esteri pesano per il 40% del finanziamento delle banche e i mercati hanno da tempo chiuso loro le porte in faccia.

 

Ma a smentire l’ottimismo delirante di Van Rompuy ci pensavano ieri le fredde cifre del mercato obbligazionario: i rendimenti dei bond decennali portoghesi sono schizzati al 6,9%, replicando perfettamente il modello di andamento prima di quelli greci e poi di quelli irlandesi. Ma a far paura, davvero, è lo spread tra i decennali spagnoli rispetto al bund, salito di 233 punti base e spingendo i rendimenti al 4,87%: superare quota 5% è la soglia psicologica fissata dai mercati per dichiarare anche la Spagna bisognosa di salvataggio. Non è un caso che il governatore della Banca Centrale spagnola, Miguel Angel Ordonez, abbia stimolato il governo ad accelerare le riforme fiscali per calmare i mercati.

 

Se il salvataggio combinato di Grecia-Irlanda-Portogallo porterebbe il conto da pagare per la facility europea a oltre 300 miliardi di euro, quello anche della Spagna farebbe saltare il banco (il fondo ha stanziato in tutto 440 miliardi di euro) e porterebbe con sé la necessità di nuovo finanziamento da parte degli stati membri (andate a dirlo a tedeschi e olandesi) e alla perdita del rating AAA per il fondo stesso. In Spagna, d’altronde, le banche hanno assets pari a tre volte l’economia nazionale, nonostante solo la metà di questi siano in mano alle cajas, le pericolanti casse di risparmio. E come per il deficit irlandese, salito dal 12% al 32% proprio per i salvataggi bancari, a fare paura è l’ipotesi di una crisi del settore che porterebbe la facility europea per i bail-out al collasso.