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Economia e Finanza

FINANZA/ 2. Dalle banche della Spagna un nuovo allarme per l’Europa

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Per Antonio Garcia Pascual, capo economista per l’area sud dell’euro a Barclays Capital, «la prossima questione riguarda proprio l’impatto spagnolo, a cui seguirà il contagio all’Italia, alla Francia e infine all’intera Europa. La Spagna, infatti, è troppo grande per essere salvata, il piano per toglierla dai guai renderebbe le casse della facility Ue esangui a fronte del rischio conclamato di un contagio diretto all’Italia. A quel punto, sarebbe l’esistenza stessa dell’euro a essere messa alla prova e penso che i tedeschi penseranno molto bene al da farsi e a cosa sacrificare».

 

Già, la Germania, il vero e unico policy maker europeo. Per Julius DeAnne, ex membro della Bank of England ora a capo di Chatham House, «è molto probabile che vedremo uno spostamento dell’assalto di liquidità dall’Irlanda al Portogallo, ma la vera domanda da porsi e se e quando questo spostamento investirà la Spagna, le cui dimensioni non sono quelle di Irlanda, Grecia o Portogallo».

 

Per Ralph Solveen di Commerzbank il rischio che Lisbona segua il destino di Dublino è «sostanziale, poiché hanno problemi a raggiungere l’obiettivo di deficit quest’anno, hanno grossi problemi strutturali e, oltretutto, sono già nel mirino dei mercati». Per Stuart Thomson, gestore portafogli alla Ignis Asset Management di Glasgow, il salvataggio portoghese «è ormai inevitabile» e, soprattutto, appaiono risibili le rassicurazioni fatte da Olli Rehn, commissario europeo agli Affari economici e monetari, secondo cui il Portogallo e l’Irlanda sono due casi differenti: «Quella di Rehn è una pura commedia, ha detto la stessa cosa qualche settimana fa riferendosi a Grecia e Irlanda». Per gli analisti di Royal Bank of Canada, il Portogallo chiederà ufficialmente aiuto entro e non oltre il primo trimestre del prossimo anno.

 

Signori siamo allo showdown finale, ma la cosa non dovrebbe cogliervi di sorpresa: sono mesi e mesi che lo diciamo prendendoci dei catastrofisti da detrattori molto presenti e pungenti. gli stessi che, però, da qualche settimana sono misteriosamente scomparsi. Gioire sulle rovine non è conveniente, anzi è stupido visto che a rimetterci saremo tutti quanti: essere fieri di non aver sparso pessimismo ma raccontato la realtà, però, è giustificato. Almeno lo spero, ditemi voi.

 

P.S. Che i problemi legati al debito sovrano dei cosiddetti Pigs siano reali, è un dato di fatto. Mi permetto però di far notare che ogni volta che l’euro si avvicina a 1,40 - valore estremamente pericoloso per le esportazioni tedesche - iniziano i rumors sull’instabilità di qualche paese periferico o sulla necessità del taglio dei rendimenti obbligazionari. I guai ci sono, gli Stati cicala e quelli Pinocchio anche ma non vorrei che la Germania, per salvarsi, stia comportandosi esattamente come le tanto vituperate agenzie di rating. Rifletteteci...

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