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FINANZA/ 1. Bertone: il killer dei mercati avanza, quando toccherà all’Italia?

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A differenza di quanto è accaduto per la Grecia o l’Irlanda, infatti, un attacco su larga scala alla finanza italiana equivarrebbe a mettere in discussione l’esistenza stessa dell’euro, almeno nella sua attuale formulazione. Vuoi per le dimensioni dell’economia italiana, vuoi per il peso che le emissioni italiane di debito pubblico hanno per l’area euro.

 

Di qui, per la proprietà transitiva, la possibile uscita italiana dall’area euro vuol dire metter sul tappeto la questione della tenuta dell’euro come grande valuta di riferimento internazionale. Ovvero, questione fondamentale, la volontà, anzi la convenienza tedesca, di sostenere o meno la moneta unica piuttosto che cedere alla tentazione di tornare al vecchio marco, abbandonato a malincuore per avere il via libera alla riunificazione tra le due Germanie.

 

Finora Angela Merkel ha saputo conciliare in maniera mirabile le due anime, spesso contraddittorie, della Germania: l’economia tedesca ha tratto indubbi benefici dalla creazione di un’area economica di 600 milioni di consumatori, ma ha saputo evitare il “contagio” della finanza allegra mediterranea. È una situazione instabile, in cui i “salvataggi” vanno fatti digerire a un’opinione pubblica ostile a far sacrifici per spagnoli, greci o tantomeno per gli italiani. In cui, insomma, bisogna evitare che i cugini dell’area euro si sentano “too big to fail”. Ma è una situazione che le banche tedesche (e in minor misura quelle francesi) non possono far collassare. Di qui la difficile ricerca di una quadratura del cerchio politica.

 

L’euro, in sintesi, durerà finché converrà alla Germania farlo durare. Magari con il sostegno interessato della Cina, cui fa gioco un terzo incomodo nel braccio di ferro contro gli Usa. Ma a Berlino preme dare il via a un ciclo virtuoso della finanza dell’eurozona. Non è realistico pensare di assorbire lo stock già accumulato, ma è necessario, facendo pagare di più il costo del debito (coinvolgendo i sottoscrittori nel rischio default), impedire che se ne crei di nuovo com’è avvenuto negli anni delle vacche grasse, quando la nascita dell’euro non ha favorito, come sperava Carlo Azeglio Ciampi, tra gli altri, un risanamento della finanza pubblica, ma ha spinto i governi, sia di destra che di sinistra, a spendere i presunti tesoretti.

 

Oggi, sotto la minaccia di “Kill Bill” si vuole, cambiare registro . Sarà possibile? L’impressione è che la Germania intenda chiedere garanzie reali in cambio dei suoi sforzi. Non a caso, si moltiplicano le voci di “affari” tra le due economie: il possibile acquisto dell’Alfa Romeo (Volkswagen), piuttosto che di Iveco (Daimler), o un riequilibrio in Unicredit-Hvb sono i primi esempi.



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COMMENTI
28/11/2010 - Mi viene un dubbio (Diego Perna)

Ascoltando il Prof. Savona in Mezz'Ora mi viene un dubbio a cui nessuno, sicuramente darà risposta, e cioè se in condizioni estreme dovessimo tornare alla lira, esiste nel ns governo un piano B. Io non ci credo granchè, dato che sino a pochi mesi fa c'era la ripresa e la crisi era solo psicologica per la maggior parte dei ns. Ministri al Governo. Per quanto poco mi è chiaro il reale pensiero di chi ci governa oramai, a parte complotti e Wikileaks degli ultimi giorni, mi sa che siamo al gran finale, che potrebbe essere anche risolutivo, in un modo o nell'altro. O si fa l'Europa, quella politica, non come fino ad ora, tentativo economico, o si muore, non nel senso garibaldino, ma che si torna indietro, speriamo senza troppi traumi. Mi sa che siamo nel mezzo di un gran pantano, mi piacerebbe capire anche, ma sopratutto, se devo ritenermi responsabile, almeno un pò, di questa crisi, perchè non lo fossi, non vorrei pagarla al posto di quelli che l'hanno causata. E di qualcuno sarà la colpa, non ditemi che era destino!!

 
26/11/2010 - Comu finisci si cunta (Diego Perna)

Ho letto che se la Spagna dovesse chiedere aiuto, sarebbe nell'ordine dei 500 Mld , si svuoterebbe il fondo da 750MLd, di botto. Non c'è problema, lo aumentiamo hanno detto Merkel e Axel Weber della Bundesbank. Quindi se anche l'Italia ne avrà bisogno, lo aumentiamo, arinon c'è problema. Gli Usa lo fanno alla grande e senza rendere conto a nessuno. Gli investitori, (ma chi sono poi questi investitori ) )devono solo essere rassicurati che i soldi ci sono, noi li "stampiamo" e buona notte al secchio, tanto a loro questi interessano,mica li spendono, li reinvestono ! Però stampa oggi e stampa domani, qualcuno mi spieghi perchè io devo continuare a lavorare, di questi soldi stampati, non me ne potrebbero accreditare un pò nel mio conto, che è da sempre in rosso? Sono un cittadino europeo, lo stato siamo noi, quindi anch'io avrei diritto ad essere "salvato". Va beh, oggi sono di buon umore, non mi pare sia più il caso di deprimersi a tutte le notizie quotidiane, diciamo dalle nostre parti, " comu finisci si cunta" ( appena tutto è finito raccontiamo cos'è successo), chissà, prima o poi alle generazioni future potrebbe essere utile sapere che esagerare nei debiti e comprare solo prodotti cinesi dopo aver smantellato tante imprese piccole e medie, non è stata la migliore risposta alla globalizzazione, per quanto ancora si dice sia un bene, così come l'euro. Si, un bene solo per chi non perde tempo a lavorare, ma investe e va tutelato a tutti i costi,con il lavoro che non c'è più