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IL CASO/ 1. La "folle" anomalia italiana che sfida le bolle finanziarie

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Tra i tanti aspetti dell’attuale crisi, ce n’è uno che sembra essere ormai irreversibile. Penso alla connessione sempre più stretta tra le economie nazionali, un fenomeno che nel tempo ha ricevuto nomi e giudizi diversi. C’è chi l’ha definita globalizzazione e chi lo chiama neocolonialismo. Ci sono fan accaniti e acerrimi nemici.

 

Per quanto mi riguarda, quel che vedo sui mercati valutari mi ricorda un incidente domestico che prima o poi è capitato a tutti. Come uno di quei maglioni di lana, incautamente lavato a temperatura troppo alta, il mappamondo moderno si è ristretto dalla sera alla mattina. E mentre economie agli antipodi si ritrovano a convivere forzatamente nel condominio della globalizzazione, sui mercati valutari si condensano le nubi di una guerra monetaria. In questo scenario - che nulla invidia alla Los Angeles di Blade Runner - un solo paese si ostina ad affermarsi come una strana e, per certi aspetti, folle anomalia. È l’Italia, ovviamente.

 

Qualche dato può aiutare a mettere a fuoco la situazione. Nel 2010, il tasso di disoccupazione italiano è atteso intorno all’8,5%. Ben al di sotto del 21% della Spagna, del 13% dell’Irlanda e inferiore al 10,1% e 9,2%, rispettivamente, di Francia e Germania. Ancora più sorprendente il disavanzo primario del bilancio pubblico: quest’anno il dato atteso si asseterà intorno allo 0,3% del Prodotto interno lordo. Giusto per dare un’idea delle grandezze, lo stesso disavanzo sarà dell’8,6% in Irlanda, 8,1% in Spagna, 8,3% nel Regno Unito. Non andrà meglio oltralpe, dove si stima un disavanzo pari al 4,8% del Pil, mentre in terra teutonica il risultato sarà leggermente migliore (il passivo dovrebbe arrivare al 2,5% del Pil). Insomma, pure tra i cugini europei l’Italia sembra fare storia a parte.

 

A braccetto con i numeri incoraggianti, arrivano i soliti indicatori oltre il livello di guardia, rapporto debito/Pil in primis. Sui parametri negativi si è scritto molto, spesso con un allarmismo che non ha certo contribuito a tranquillizzare i mercati. Anche i valori in rosso, tuttavia, confermano l’osservazione iniziale: nel bene e nel male il sistema Italia è un animale strano, una bestia rara nel giardino zoologico delle economie occidentali.

 

La domanda è in fondo facile da formulare: in vent’anni di zero crescita, mentre il mondo galoppava, e in tre anni di ottima sopravvivenza al collasso generale, cosa è accaduto in Italia? È germogliato un modello di valore o è stato semplice immobilismo?

 

Il lavoro di un economista francese, Jacques Friggit, può aiutare a rispondere. Esperto del settore immobiliare, Friggit ha costruito un modello economico basato su due sole variabili: il costo di acquisto medio di un’abitazione e il reddito medio di un nucleo familiare.

 

 

Fonte: Ministero francese dell’ambiente (CGEDD, consiglio generale per lo sviluppo sostenibile)



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COMMENTI
26/11/2010 - La persona (GIAN LUCA BARBERO)

Sottoscrivo pienamente! Se posso portare il mio personale contributo, in ambito finanziario, le funzioni di controllo si sono non solo moltiplicate, ma hanno anche snaturato il modo di fare impresa. Un intermediario oggi, deve fare i conti con almeno 3 funzioni di controllo diverse (Compliance, Risk Management, Internal Audit), il cui scopo principale e occulto spesso non è collaborare nel definire un piano di impresa e nel raggiungere l'obiettivo comune, bensì salvaguardare la propria posizione ed evitare problemi e responsabilità (per sé naturalmente, non per l'azienda). Ne deriva l'ingessatura (in alcuni casi quasi totale dell'attività) e la depressione esapserante di chi cerca di combinare qualcosa.