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IL CASO/ 1. La "folle" anomalia italiana che sfida le bolle finanziarie

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Approfittando degli ampi archivi carolingii e della celebre burocrazia d’oltralpe, l’economista è riuscito a raccogliere dati sull’immobiliare parigino dal Medioevo in poi. Per la Francia il modello ha incamerato le transazioni dal 1800 a oggi. L’obiettivo, semplice quanto ambizioso, è di monitorare la crescita di un sistema economico (rappresentata dai prezzi immobiliari) in rapporto alla sostenibilità della crescita stessa (rappresentata invece dal reddito del nucleo familiare). Come evidenziato dal grafico precedente, l’indice ha come base il 1965 (si assume cioè che il rapporto sia uguale a 1 in quell’anno).

 

Il motivo di tale scelta non è arbitrario: dopo due guerre mondiali, intervallate dalla crisi del ‘29, e terminato il boom edilizio del secondo dopoguerra, l’economia francese degli anni Sessanta (ma vedremo fra poco che il modello può essere applicato a tutti i paesi occidentali) si avvia a una crescita stabile per la prima volta nel Novecento.

 

A rovinare i sogni di una calma piatta ci penseranno le crisi inflazionistiche degli anni Settanta, ma ai fini dell’analisi le turbolenze successive al 1965 rappresentano un interessante campo di ricerca: nonostante le crisi petrolifere, il rapporto tra costo abitativo e reddito del nucleo familiare resta compreso tra lo 0,9 e l’1,1 dal 1965 fino al 1990 (il cosiddetto “Tunnel di Friggit”, un’area di relativa stabilità). In sintesi, l’economia francese sembra essere cresciuta con stabilità dal secondo dopoguerra fino alla caduta del muro di Berlino. Lo stesso modello, applicato questa volta a Gran Bretagna e Stati Uniti, conferma il medesimo andamento:

 

 

Fonte: CGEDD


COMMENTI
26/11/2010 - La persona (GIAN LUCA BARBERO)

Sottoscrivo pienamente! Se posso portare il mio personale contributo, in ambito finanziario, le funzioni di controllo si sono non solo moltiplicate, ma hanno anche snaturato il modo di fare impresa. Un intermediario oggi, deve fare i conti con almeno 3 funzioni di controllo diverse (Compliance, Risk Management, Internal Audit), il cui scopo principale e occulto spesso non è collaborare nel definire un piano di impresa e nel raggiungere l'obiettivo comune, bensì salvaguardare la propria posizione ed evitare problemi e responsabilità (per sé naturalmente, non per l'azienda). Ne deriva l'ingessatura (in alcuni casi quasi totale dell'attività) e la depressione esapserante di chi cerca di combinare qualcosa.