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NUCLEARE/ Vi ricordate Scajola? Sei mesi buttati e ora l’atomo è a rischio...

A distanza di due anni dall’annuncio di voler tornare al nucleare, la situazione in Italia è ancora ferma. Il commento di SILVIO BOSETTI

Nucleare_CentraleR400.jpg (Foto)

Il mese scorso, il quotidiano Financial Times ha pubblicato un interessante articolo con i risultati di un’indagine sul consenso al settore dell’energia. La rilevazione, che è stata svolta da un leader assoluto delle indagini quale è Harris Interactive, ha preso in considerazione gli Stati Uniti e i cinque maggiori stati europei, Italia compresa. Vale pertanto la pena di esprimere qualche considerazione sulle principali conclusioni.

 

Larga parte dell’opinione pubblica si è dimostrata largamente favorevole all’installazione di impianti eolici, alle coltivazioni per i biocarburanti e al fatto che gli Stati incentivino finanziariamente gli investimenti della green economy. In parallelo, di contro, cresce significativamente la preoccupazione per l’incremento dei prezzi dell’energia causata anche dal ricorso alle costose fonti rinnovabili.

 

Altro dato reso noto riguarda il settore nucleare: negli Usa l’opinione pubblica è divisa in due (metà favorevoli, metà contrari); la popolazione tedesca conferma di essere assolutamente sfavorevole (oltre il 75% si è pronunciato negativamente sulla realizzazione di nuovi impianti); i risultati dell’Italia parlano di un 60% della popolazione contraria alla realizzazione di impianti nucleari nel nostro paese. In compenso, gli italiani (il 77%) si dicono disponibili ad accettare aumenti in bolletta per i costi legati alle rinnovabili e all’abbattimento delle emissioni della CO2 da cui siamo condizionati per il raggiungimento degli obiettivi del famoso trattato di Kyoto.

 

Due considerazioni a caldo. La prima riguarda il significativo regresso della disponibilità pubblica in favore del nucleare: due anni fa, quando in Italia si riprese a parlarne, le persone a favore erano più del 55%, ora sembrano scese (secondo Harris) al 40%. La seconda annotazione è la sorprendente conclusione che i nostri concittadini sono disposti ad accettare aumenti anche superiori al 30% pur di avere energia “pulita” (in altri paesi le percentuali sono molto inferiori). Come sempre, i dati che emergono da queste rilevazioni andrebbero ulteriormente approfonditi, però qualche riflessione la classe politica italiana che si occupa di economia dell’energia dovrebbe trattenerla.


COMMENTI
10/11/2010 - ITALA STIRPE (celestino ferraro)

Due considerazioni a caldo. La prima riguarda il significativo regresso della disponibilità pubblica in favore del nucleare: due anni fa, quando in Italia si riprese a parlarne, le persone a favore erano più del 55%, ora sembrano scese (secondo Harris) al 40%. La seconda annotazione è la sorprendente conclusione che i nostri concittadini sono disposti ad accettare aumenti anche superiori al 30% pur di avere energia “pulita” (in altri paesi le percentuali sono molto inferiori). Come sempre, i dati che emergono da queste rilevazioni andrebbero ulteriormente approfonditi, però qualche riflessione la classe politica italiana che si occupa di economia dell’energia dovrebbe trattenerla. Di che meravigliarci? Aumenti anche del 30% pur di avere energia pulita? E' la generosità dei pidocchiosi, meno hanno e più vogliono spendere: itala stirpe.