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NUCLEARE/ Vi ricordate Scajola? Sei mesi buttati e ora l’atomo è a rischio...

Pubblicazione:mercoledì 3 novembre 2010

Nucleare_CentraleR400.jpg (Foto)

Perdere oltre 15 punti di consenso in meno di due anni sull’ipotesi di realizzare centrali nucleari non è un bel segnale. In sei mesi, da quando Claudio Scajola ha lasciato la poltrona di ministro, il ruolo delle Istituzioni preposte e l’appoggio politico su questa materia è venuto a mancare. Spiace, ma non basta, qualche annuncio di Tremonti agli industriali (vedi il raduno di Cernobbio) e qualche timida pubblicità dell’Enel. Non basta neppure costituire il “Forum della sicurezza nucleare” o pubblicare una pagina sul Sole 24 Ore relativamente alla grande opportunità occupazionale e imprenditoriale per l’industria e l’ingegneria nazionale. Non sono sufficienti gli accordi internazionali firmati da Berlusconi con i russi o quelli operativi con gli Istituti di ricerca francesi.

 

Abbiamo a disposizione una tecnologia nucleare sicura e competitiva; la produzione di elettricità da fonte atomica è assolutamente priva di emissioni di CO2 o altri inquinanti. Questa scelta però impone un quadro di regole stabili, un sistema di controllo robusto, una capacità industriale e finanziaria di grandi dimensioni economiche. L’Italia, che ormai da troppi anni paga una salatissima bolletta elettrica, deve decidere oggi: per ridurre la propria dipendenza dai pochi gasdotti internazionali e per disporre di un parco di generazione di elettricità che tra vent’anni si renderà obsoleto.

 

E la fonte nucleare, nel mix produttivo, non può mancare. Le fonti rinnovabili, che funzionano 1.500 ore all’anno e che generano elettricità che costa quattro volte di più di quella prodotta con il gas, non stanno in piedi da sole: hanno bisogno di una fonte che produca energia di base, per almeno 7.000 ore annue a costi decisamente più contenuti, senza ulteriori emissioni. La prospettiva in cui ci si deve incamminare è un sistema misto tra le fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico, fotovoltaico, biomasse) e quella nucleare.

 

Tutto ciò ha bisogno da parte del Governo e del Parlamento di iniziative concrete e sistematiche e di una comunicazione credibile e seria. Abbiamo perso un anno per costituire l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare e siamo ancora in attesa. Ma bene in questo senso l’annuncio della disponibilità dell’oncologo Umberto Veronesi ad assumerne la Presidenza, poiché si tratta di una soluzione bipartisan e di un interlocutore noto al largo pubblico.

 

Non si perda perciò ulteriore tempo a redigere i decreti attuativi (sono una trentina!) necessari per il quadro regolamentativi previsti dalla Legge Quadro di rilancio del nucleare. C’è un’ulteriore annotazione: il Governo deve necessariamente avviare un dialogo con le Regioni in maniera responsabile, ascoltando il loro parere e avviando un dialogo costruttivo con il territorio.


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COMMENTI
10/11/2010 - ITALA STIRPE (celestino ferraro)

Due considerazioni a caldo. La prima riguarda il significativo regresso della disponibilità pubblica in favore del nucleare: due anni fa, quando in Italia si riprese a parlarne, le persone a favore erano più del 55%, ora sembrano scese (secondo Harris) al 40%. La seconda annotazione è la sorprendente conclusione che i nostri concittadini sono disposti ad accettare aumenti anche superiori al 30% pur di avere energia “pulita” (in altri paesi le percentuali sono molto inferiori). Come sempre, i dati che emergono da queste rilevazioni andrebbero ulteriormente approfonditi, però qualche riflessione la classe politica italiana che si occupa di economia dell’energia dovrebbe trattenerla. Di che meravigliarci? Aumenti anche del 30% pur di avere energia pulita? E' la generosità dei pidocchiosi, meno hanno e più vogliono spendere: itala stirpe.