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Economia e Finanza

FINANZA/ Dopo la Spagna è l’Ungheria a minacciare l’Europa

Mentre l’Eurozona affronta la crisi dei debiti sovrani, a Est ci sono le basi per un default a catena, come spiega MAURO BOTTARELLI

Viktor Orban, premier ungherese (Foto Ansa)Viktor Orban, premier ungherese (Foto Ansa)

Una cosa è certa: nonostante l’ok al piano di salvataggio irlandese, quanto sta accadendo sul mercato obbligazionario sovrano dei paesi periferici dell’Ue sta arrivando al punto di rottura, un qualcosa che potrebbe replicare l’effetto fuori controllo del combinato Lehman-AIG-Fannie-Freddie del 2008. Non a caso per il professor Willem Buiter, capo economista a Citigroup, «il Portogallo avrà bisogno di essere salvato entro la fine di quest’anno e la Spagna lo seguirà molto presto».

Klaus Baader di Societe Generale ha pubblicato ieri un report intitolato “Eurozone sovereign debt crisis: next stop Spain” dal quale si evince che il fondo di salvataggio Ue dovrà rifinanziarsi per comprare preventivamente bond spagnoli. Bella idea, peccato che la Corte costituzionale tedesca potrebbe aver da ridire anche su questo, oltre che sul salvataggio greco. Anche Thomas Mayer di Deutsche Bank parla chiaramente della necessità a breve della Spagna di un credito flessibile da parte del Fmi. Attualmente i mercati prezzano al 23% la possibilità di default spagnolo, contro il 34% del Portogallo e il 39% dell’Irlanda: se però salvataggio sarà, il sistema di facility europeo perderà tutto il potenziale finanziario e politico.

Sempre per Willem Buiter, «il fondo europeo è piccolo, troppo piccolo. Non a caso circolano già voci di un possibile raddoppio dei fondi, anche se per ora Berlino nega». Parliamoci chiaro, il destino dell’Ue e dell’euro è nelle mani della Spagna. E nonostante José Luis Zapatero continui a ripetere che «chi sta shortando la Spagna sta compiendo un grande errore», Keynes diceva che accusare la speculazione per le crisi economiche è come incolpare il diavolo per le morie delle mandrie.

Forse Zapatero non ha letto il devastante Articolo IV del report del Fmi sul suo paese. Stando a quelle pagine, infatti, il governo necessita di finanziamenti lordi per 226 miliardi di euro il prossimo anno, qualcosa come il 21% del Pil: «Le necessità di finanziamento spagnolo sono enormi e recuperare la fiducia dei mercati sarà critico. La Spagna ha esaurito il suo spazio fiscale, servirebbero obiettivi più credibili». Madrid deve attrarre 226 miliardi di euro da risparmiatori spagnoli, fondi pensioni tedeschi, banche francesi, assicurazioni giapponesi e Banca centrale cinese per poter continuare la sua politica di deficit all’8% sul Pil nel 2011: pensate che i soggetti prima elencati avranno voglia di acquistare obbligazioni sapendo che se la Spagna dovrà essere salvata subiranno haircuts dei rendimenti?

«L’economia spagnola è pesantemente indebitata e ha una delle posizioni peggiori tra le economie avanzate a livello di investimenti internazionali», prosegue il Fmi: oltretutto, le banca spagnole devono dar vita a un roll over da 220 miliardi tra il 2011 e il 2012, stando ai calcoli della Banca Civica: «Siamo nell’anticamera di una nuova crisi di liquidità. Stiamo vivendo un pre-collasso finanziario», dichiara il capo dell’istituto, Enrique Goni. E il fatto che la Bce stia drenando liquidità attraverso una stretta di politica monetaria non aiuterà, visto che la massa monetaria M3 sta già contraendosi di mese in mese, così come il credito privato.


COMMENTI
30/11/2010 - valori (Mario Magni)

La parola "trilione" in italiano significa 1 miliardo di miliardi (10^18). Il testo invece intende "trilione" come se valesse mille miliardi (10^12). L'equivoco nasce dal fatto che l'inglese "trillion" effettivamente significa mille miliardi ma, ripeto, in inglese e non in italiano. Pertanto 15 miliardi di US$ corrispondono a ca. 3.000 miliardi di fiorini o, se si preferisce, a 3 bilioni di fiorini (e non già a 3 trilioni, come erratamente riportato nell'articolo).