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Economia e Finanza

FINANZA/ Dopo la Spagna è l’Ungheria a minacciare l’Europa

Viktor Orban, premier ungherese (Foto Ansa)Viktor Orban, premier ungherese (Foto Ansa)

Incompetenza o una scelta ben precisa per il bene di Berlino? Un bel quadro ma non basta. Mentre infatti l’Europa continentale affronta la crisi dei debiti sovrani, a Est si pongono le basi per un default a catena il cui combinato potrebbe rivelarsi devastante. Epicentro è l’Ungheria di Vicktor Orban e del suo governo nazionalista, il quale dopo aver chiuso la porta in faccia ai miliardi del Fmi in nome della sovranità nazionale, ora sta seguendo la ricetta argentina per cercare di finanziare le esangui casse del paese più indebitato dell’area. E di tre giorni fa, infatti, l’ultimatum del ministro dell’Economia, Gyorgy Matolcsy, a circa 3 milioni di lavoratori del paese: riportate i soldi spostati nei fondi pensioni privati complementari sotto controllo dello Stato o perderete il 70% della vostra pensione statale.

 

Si parla di qualcosa come 3 trilioni di fiorini (circa 15 miliardi di dollari) che nelle intenzioni del governo, una volta rientrati, serviranno a ridurre il deficit di budget e il debito pubblico. «Questa è una nazionalizzazione bella e buona dei fondi pensione privati, è uno scenario da incubo», ammette David Nemeth, economista di ING Group a Budapest. Esattamente come l’Argentina, che nel 2001 confiscò 3,2 miliardi di dollari di fondi pensione in cambio di Treasury Bill, Budapest cerca disperatamente di rimpinguare le esangui casse, visto che quattro giorni fa un’asta di bond decennali non è riuscita a collocare tutto l’ammontare (10 miliardi di fiorini di controvalore meno del previsto) a fronte della debolezza del fiorino, dello spread contro il bund al 7,81% e di rendimenti al 6,05%, ben più alti di giugno quando il paese stava per annunciare il default.

 

E siccome l’esodo dai fondi pensione privati porterà a un calo della domanda per il debito locale, i rendimenti dei bond sono destinati a salire ancora. E di molto. In realtà la mossa di Orban e soci non è nient’altro che una partita di giro per riuscire a continuare a pagare le pensioni correnti, evitando rivolte e guai politici: lo stesso Matolcsy ha ammesso che «c’è un enorme buco nel sistema pensionistico statale, spendiamo 900 miliardi di fiorini più di quanto introitiamo attraverso i contributi. Ormai è insostenibile». Di fatto, l’asset di fondi privati verrà spostato sotto tutela statale manu militari il prossimo 31 gennaio ma, bontà sua, il governo concederà la possibilità di scegliere: chi resterà con i privati, vedrà la pensione statale tagliata del 70%.

 

Ma l’Ungheria non è l’unico paese dell’area a compiere manovre simili, ancorché la sua scelta sia la più drastica e ricattatoria: la Lituania ha cominciano a ridurre le contribuzioni ai fondi privati lo scorso anno e l’Estonia congelerà i fondi pensione entro la fine di quest’anno. In Bulgaria, poi, i fondi pensione privati metteranno il 20% dei loro assets sotto controllo statale per coprire la spesa previdenziale fino al 2014 e controllare il deficit. La scelta ungherese, d’altronde, ha già spaventato i mercati, ottenendo come risultato l’indebolimento del fiorino contro l’euro del 2,1%.

 

«Se l’economia resta debole, i vantaggi di questa mossa saranno illusori, mentre i rischi a lungo termine sono altissimi e la possibilità di downgrade del rating in forte aumento», dichiara Michal Dybula, economista alla Bnp Paribas di Varsavia. Ma peggio ancora, «questa decisione spaventerà gli investitori e potrebbe portare con sé una fuga dalla nazione degli investimenti esteri», almeno stando alla nota dell’unità ungherese della Pioneer Global Asset Management. Inoltre, questi extra fondi garantiranno sì al governo di andare in surplus di budget l’anno prossimo e di far scendere i rendimenti obbligazionari, ma contestualmente mineranno alla base la capacità di risparmio dei cittadini. Inoltre, per banche locali, come la consociata della tedesca Allianz, e assicurazioni, come l’austriaca Erster Group Bank e altre, ci vorranno almeno tre anni per recuperare gli assets perduti grazie alla decisione del governo: e far traballare le banche non è una buona idea in questo periodo.


COMMENTI
30/11/2010 - valori (Mario Magni)

La parola "trilione" in italiano significa 1 miliardo di miliardi (10^18). Il testo invece intende "trilione" come se valesse mille miliardi (10^12). L'equivoco nasce dal fatto che l'inglese "trillion" effettivamente significa mille miliardi ma, ripeto, in inglese e non in italiano. Pertanto 15 miliardi di US$ corrispondono a ca. 3.000 miliardi di fiorini o, se si preferisce, a 3 bilioni di fiorini (e non già a 3 trilioni, come erratamente riportato nell'articolo).