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FINANZA/ 2. Sette dicembre, giorno del giudizio per l’Irlanda?

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Inoltre, esiste una terza variabile che grava sul futuro del governo irlandese: la cosiddetta “pessimism bubble”. «C’è una bolla di pessimismo sopra l’Irlanda in questo momento e per farla scoppiare occorre che il piano quadriennale del governo sia il più dettagliato possibile, anche a livello legislativo, per convincere gli investitori che non avremo bisogno di un salvataggio e non andremo in default», ha dichiarato John McHale, professore di economia all’università di Galway. E a confermare l’esistenza di questa bolla, ci hanno pensato ieri i dati relativi ai credit default swaps sul debito irlandese, cresciuti di 28 punti base a quota 526, stando ai dati di CMA: l’assicurazione sul debito greco a cinque anni, invece, resta la più cara d’Europa, 850 punti base.

 

E come già denunciato martedì, la decisione tedesca in sede europea riguardo il meccanismo fisso debito-crisi, sta aggravando i problemi di paesi come l’Irlanda, come conferma anche Harvinder Sian, analista per Royal Bank of Scotland a Londra: «Fino alla scorsa settimana, avrei detto che l’Irlanda poteva evitare un salvataggio prendendo misure necessarie per ridurre il deficit. Ora, con le misure proposte da Angela Merkel, vedo chiaramente addensarsi un’ombra sul futuro, non solo dell’Irlanda ma di tutti i periferici». Mai avrei pensato di dire ciò che sto per dire, ma questa volta devo dare ragione a Jean-Claude Trichet e alla sua previsione rispetto al fatto che la discussione sul fondo di salvataggio europeo avrebbe fatto incrementare i costi per gli Stati che intendono ottenere denaro dal mercato: chapeau, torto mio.

 

«La gente appare sotto shock all’idea di una futura ristrutturazione del debito nell’eurozona, ma questo non dovrebbe sorprendere nessuno, a meno che qualcuno non pensasse che i contribuenti tedeschi avrebbero sottoscritto qualsiasi cosa», ha dichiarato Erik Nielsin, economista per Goldman Sachs Europe. Per Gary Jenkins, analista per Evolution Securities, «il pericolo deriva dal fatto che parlare di ristrutturazione del debito potrebbe tramutarsi in una profezia che si autoalimenta»: la paura, oggi, è tutta concentrata su Irlanda e Portogallo, i cui costi di finanziamento rischiano di diventare così alti da obbligarli a chiedere l’intervento del fondo di salvataggio europeo, una mossa potenzialmente destabilizzante.

 

Incredibilmente - e in maniera a mio modo di vedere degna di destare sospetto - Moody’s ha dichiarato che Grecia, Portogallo e Irlanda non dovranno affrontare un default sulle obbligazioni sovrane poiché possono contare su una forte base di domanda interna garantita da banche locali e fondi pensione che continueranno a comprare il debito governativo anche in tempi di ulteriore stress.

 

Non la pensano così all’Alliance Trust Asset Management, dove Rob Davidson parla chiaramente del fatto che «nessuno può nascondere la testa di fronte al fatto ineluttabile che ci sarà qualche tipo di ristrutturazione del debito nella periferia dell’eurozona». Ma non solo il settore obbligazionario dei cosiddetti periferici appare a rischio. Stando a un report di Merrill Lynch pubblicato martedì, infatti, anche i bond governativi britannici rischiano di finire invischiati in una bolla potenzialmente letale per gli investitori nei formalmente sicurissimi “gilts”, a causa di un mix di inflazione crescente, tassi di interesse più alti e la cessazione della politica di quantitative easing da parte della Bank of England.



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