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FINANZA/ 2. Sette dicembre, giorno del giudizio per l’Irlanda?

Pubblicazione:giovedì 4 novembre 2010

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In questo modo, gli investitori potrebbero subire perdite nel momento dell’esplosione della bolla e affrontare la realtà di rendimenti erosi dal tasso d’inflazione. Per Merrill Lynch, «attualmente i rendimenti dei gilts è al massimo al 3%, mentre l’inflazione sui prezzi al consumo è già al 3,1%, in attesa di una salita al 3,4% entro il prossimo anno. Insomma, i gilts non stanno tenendo il passo dell’inflazione e il governo deve emettere più bond per finanziare il deficit, quindi aumenterà l’offerta.

 

Il problema è che l’effetto doping garantito dal quantitative easing, ovvero il fatto che il governo si ricompra i propri bond, non può andare avanti per sempre. A quel punto, la domanda calerà. Inoltre, i tassi d’interesse non sono mai stati così bassi nei 316 anni di esistenza della Bank of England, quindi è più probabile che salgano da questo livello piuttosto che scendere. E se salgono, il bond che si detiene diminuisce di valore. C’è poi il fatto che le aziende britanniche hanno parecchio cash nei loro bilanci, una parte del quale verrà utilizzato per aumentare i dividendi e quindi rendere più appetibili le azioni per il mercato. Altro motivo per cui tenersi lontano dall’obbligazionario governativo».

 

Insomma, i detentori di gilts rischiano di trovarsi di fronte alla tempesta perfetta, con il compratore marginale - ovvero lo Stato attraverso il quantitative easing - pronto ad andarsene non appena si saranno stabilizzati segni di ripresa, atto quest’ultimo che porterà con sé aumento dell’inflazione e dei tassi d’interesse e una conseguente perdita di valore dei bond. Se pensate poi che i dividendi delle aziende quotate nel FTSE 100 di Londra l’anno prossimo si stima che pagheranno il 20% in più, rendimento che i detentori di bond possono solo sognarsi, capite da soli quale sarà l’attrattività dell’obbligazione made in Uk.

 

Purtroppo, però, molti fondi pensione hanno aumentato pesantemente la loro esposizione all’obbligazionario governativo riducendo quella all’azionario, costringendo alcuni investitori a dover fare hedging sui propri risparmi attraverso assets più liquidi - ad esempio conti di risparmio individuale (ISA) - per cercare di difendere parte del loro portafoglio. Due mesi fa parlavamo di bolla obbligazionaria, eccovela servita cari lettori. Con tanti saluti e ringraziamenti da parte di Angela Merkel.

 

P.S. Attenzione, cari lettori e risparmiatori: ho un tremendo sospetto, ovvero che quanto ho scritto ad agosto nei giorni del Meeting si concretizzerà. Gli Stati, di fronte al rischio default e all’aumento dei costi del finanziamento sul mercato, potrebbero non solo imporre haircut sui rendimenti o addirittura saltare qualche pagamento degli stessi, ma imporre regolamentazioni interne affinché i soggetti istituzionali non abbiano solo una strada prioritaria (tassando gli altri soggetti sul mercato obbligazionario in sede di aste) ma quasi un obbligo di acquisto delle obbligazioni governative, fondi pensione in testa. Attenzione, quindi, al rischio di dover pagare la crisi due volte, invece che una sola. Alla faccia della caccia al banchiere e allo speculatore...



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