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Economia e Finanza

FIAT/ Ugo Bertone: le "tentazioni" che ancora dividono l'Italia da Marchionne

Sergio Marchionne continua a voler portare avanti il progetto Fabbrica Italia, sempre che, spiega UGO BERTONE, il paese sia pronto ad accogliere la sfida

Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

La prossima primavera la “nuova” Fiat, frutto dello spin off tra Auto e Industrial (Cnh e Iveco), farà il suo esordio al salone di Ginevra con alcune novità: un Suv derivato dal Dodge Journey, la 300 C e il Grand Voyager. Tre modelli, insomma, in arrivo da Detroit, di cui almeno due con il brand Lancia. La gamma delle nuove proposte sarà completata dalla nuova Lancia Ypsilon, sfornata dall’impianto di Tichy, in Polonia.

In quel momento, se verranno confermate le previsioni di Sergio Marchionne, il mercato italiano delle quattro ruote non sarà ancora uscito dalla crisi di vendite che lo affligge ormai dalla primavera scorsa. A partire dal gruppo Fiat, precipitato ai minimi da 15 anni. Calo prevedibile e scontato, minimizza Marchionne: era inevitabile che la fine degli incentivi colpisse i segmenti metano e gpl, cioè i modelli più premiati dagli aiuti dei vari Paesi europei.

Non tutti i mali vengono per nuocere, del resto. Di fronte alla prospettiva del calo delle vendite Marchionne ha frenato l’avvio dei nuovi modelli, con i relativi investimenti, con il risultato di ridurre l’indebitamento dai previsti cinque miliardi a meno di quattro. A differenza che in passato, perciò, l’azienda non ha difeso le quote di mercato a scapito dei profitti. “Abbiamo resistito a questa tentazione - ha detto il ceo di Fiat agli analisti - più diffusa in Europa che altrove”. Ma questa “tentazione” si spiega con la volontà sia di far marciare gli stabilimenti che di difendere il parco clienti nel mercato. Cosa che Fiat, stavolta, ha evitato di fare.

Marchionne, del resto, si può consolare oltre Oceano nella veste di ceo di Chrysler: lunedì 8 novembre, a Detroit, potrà annunciare risultati in crescita nel terzo trimestre, come lascia intuire il boom (+37%) delle vendite a ottobre. Forse sarà anche l’occasione per anticipare il progetto di quotazione a Wall Street della casa automobilistica, sull’onda del prossimo collocamento di Gm. Intanto, negli States arriveranno le prime “500” prodotte a Tijuana, Mexico, in attesa del modello “elettrico” sviluppato su tecnologia Usa. E del primo prototipo multiair da produrre negli States, condizione contrattuale necessaria per consentire a Fiat di salire fino al 35% della stessa Chrysler. In vista della fusione Torino-Detroit.


COMMENTI
09/11/2010 - Nuovi modellli o fuga in USA (paolo paoletti)

Devo dire che il tema dei nuovi modelli sta alla base della capacità di agredire il mercato da aprte di una casa automobilistica. Basta vedere la concrrenza come si è scatenata in questi ultimi mesi, anche per occupare le quote europee di FIAT. Rimane un mistero la strategia industriale di Marchionne che,dovrebbe partire dlla famosa frase "servono 6 milioni di auto per stare sul mercato", m ad oggi FIAT quante ne produce?qualcuno ben informato dice intorno ai 3 milioni di pezzi, quindi gli altri 6 milioni potrebbero essere i famosi "nuovi modelli". Ritengo che questa mdofica di atteggiamento che vede il super-manager prima, come già osservato, lavorae duramente nel silenzio dei suoi uffici ed oggi essere presente sempre più spesso sui media potrebbe nascondere una certa dfficoltà a raccontare veramente quale sarà il futuro dell'auto italiana, che forse diventerà anche made in USA.