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FIAT/ Ugo Bertone: le "tentazioni" che ancora dividono l'Italia da Marchionne

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Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)  Sergio Marchionne (Foto Imagoeconomica)

Queste poche note servono a offrire la cornice più adeguata per spiegare lo stato dell’arte di Fabbrica Italia, il progetto di investimenti per 20 miliardi di euro che dovrebbe portare alla produzione di 1,4 milioni di veicoli Fiat (di cui mezzo milione da esportare) entro il 2014 contro le attuali 600 mila unità: il Lingotto ha fretta di chiudere la trattativa. Ma non perché vuol lucrare aiuti di Stato che comunque l’Italia non può garantire o perché costretta dallo stato di necessità. Semmai l’azienda è un treno in corsa, che dispone di un piano B per sviluppare i modelli fuori Italia. E ha ormai fatto precise promesse ai mercati finanziari, che hanno reagito con forti acquisti sul titolo, che non può deludere.

 

Di lì il pressing mediatico del Lingotto: prima Marchionne alla trasmissione di Fabio Fazio; poi l’attivismo di John Philip Elkann presso i palazzi del potere. Prima l’annuncio che le produzioni Fiat in Italia sono tutte in perdita (ma la Ferrari?), poi l’assicurazione che il gruppo intende restare comunque in Italia. Ma con quali forze e con quale impegno dipenderà dalla risposta del Paese: a partire dai sindacati, certo. Ma anche dalla magistratura e dalla politica. Ci sono voluti otto mesi (compreso l’interim di Silvio Berlusconi) perché il responsabile del dicastero dello Sviluppo Economico prendesse un impegno diretto a favore di Fabbrica Italia, impegnandosi in via diretta con i sindacati.

 

Quasi che un piano da 20 miliardi di euro non meritasse un interesse particolare. Ora pare che il meccanismo si sia messo in moto. Finalmente. Insomma, è l’ora di metter le carte in tavola. E speriamo che quello di Marchionne non sia un bluff. 



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COMMENTI
09/11/2010 - Nuovi modellli o fuga in USA (paolo paoletti)

Devo dire che il tema dei nuovi modelli sta alla base della capacità di agredire il mercato da aprte di una casa automobilistica. Basta vedere la concrrenza come si è scatenata in questi ultimi mesi, anche per occupare le quote europee di FIAT. Rimane un mistero la strategia industriale di Marchionne che,dovrebbe partire dlla famosa frase "servono 6 milioni di auto per stare sul mercato", m ad oggi FIAT quante ne produce?qualcuno ben informato dice intorno ai 3 milioni di pezzi, quindi gli altri 6 milioni potrebbero essere i famosi "nuovi modelli". Ritengo che questa mdofica di atteggiamento che vede il super-manager prima, come già osservato, lavorae duramente nel silenzio dei suoi uffici ed oggi essere presente sempre più spesso sui media potrebbe nascondere una certa dfficoltà a raccontare veramente quale sarà il futuro dell'auto italiana, che forse diventerà anche made in USA.