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Economia e Finanza

FINANZA/ I mercati in ansia: l’Irlanda sarà la prossima Grecia?

L’Irlanda affronta una settimana importante dal punto di vista economico-politico, come ci spiega MAURO BOTTARELLI

Brian Lenihan (Foto Ansa)Brian Lenihan (Foto Ansa)

Mentre in Italia si apre di fatto una crisi al buio che ha già fatto schizzare in un solo giorno i cds sulla protezione del debito di 8 punti base a quota 199,3, per l’Irlanda comincia la settimana della verità. Ieri, infatti, è giunto a Dublino il Commissario europeo per gli affari economici e monetari, Olli Rehn, per una visita di due giorni durante la quale sarà chiamato a valutare il piano di tagli della spesa e aumento delle tasse da 6 miliardi di euro per il 2011.

 

Nonostante l’Irlanda abbia in cassa i soldi necessari per evitare una richiesta a breve di intervento da parte dell’Ue e scongiurare il default, apparirebbe quantomeno irresponsabile gettarsi in un’operazione autocratica con il forte rischio di dover toccare i fondi pensione e finire senza un euro al massimo il prossimo maggio.

Il cds sul debito sovrano irlandese ha toccato la quota record assoluta di 599 (dopo aver sfondato per la prima volta il suo record assoluto il 5 novembre a quota 587), ovvia reazione del mercato agli sforzi del governo di convincere gli investitori che Dublino non sarà la prossima Atene: «Siamo alla vigilia di uno sciopero dei compratori di bonds: per evitarlo bisogna che qualcosa che cambi la dinamica accada nelle prossime due settimane», è il giudizio di Jens Peter Soerensen, capo analista della Danske Bank di Copenhagen, primario collocatore di bonds irlandesi in Europa.

Con un deficit al 32% del Pil c’è poco da scherzare o prendere tempo, anche perché già una volta Brian Lenihan, il ministro delle Finanze, è stato smentito da economisti come Morgan Kelly, detto “Doctor Doom”, il quale denunciò che il costo per il salvataggio delle banche non sarebbe stato di 50 miliardi di euro come dichiarato dal governo, ma di almeno 70. E così è stato. «A cosa serve mettere mano alla gestione della spesa, quando l’iceberg delle perdite bancarie è pronto a farci annegare tutti?», ha scritto ieri Kelly sull’Irish Times, giudizio che trova abbastanza d’accordo anche Scott MacDonald, capo per le ricerche economiche e sul credito della Alladin Capital Management LLc di Stamford in Connecticut: «L’orologio irlandese sta ticchettando tra la politica e il budget, con gli investitori seduti sul sedile posteriore e intenti a contemplare con attenzione quanto sta per accadere. Il budget è la chiave per ritrovare fiducia».

Come già annunciato qualche giorno fa, la data chiave potrebbe essere il 7 dicembre, giorno in cui il governo presenterà il piano di tagli al Parlamento: il Fine Gael, principale partito di opposizione, ha già detto con non voterà il budget e con una maggioranza di tre seggi e un turno suppletivo previsto per il 25 novembre, l’esecutivo appare davvero a forte rischio di tenuta. Ecco dunque riemergere il vecchio fantasma del nazionalismo celtico, con Timmy Dooley, avvocato e consigliere di Brian Lenihan, pronto a denunciare il fatto che «il budget rimane l’ultima speranza per mantenere la nostra sovranità nazionale ed evitare che influenze esterne guidino il nostro futuro salendo a bordo».