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FINANZA/ I mercati in ansia: l’Irlanda sarà la prossima Grecia?

Brian Lenihan (Foto Ansa) Brian Lenihan (Foto Ansa)

Prima di giungere a Dublino, Olli Rehn ha preliminarmente approvato il piano irlandese di tagli, aggiungendo che «scelte politiche difficile ma necessarie devono ancora essere fatte riguardo le misure e gli strumenti necessari per giungere all’obiettivo prefissato», ovvero tagliare il deficit sotto il 3% entro il 2014: se Lenihan ce la farà senza scatenare una guerra civile il Nobel per l’economia è prenotato.

 

Per ora gli tocca tenere a bada gli investitori, i quali continuano a richiedere extra-rendimenti per detenere il debito nazionale e lo spread rispetto al Bund è più che duplicato negli ultimi tre mesi: ieri mattina alle 9, ora di Londra, lo spread tra bond irlandese e bund aveva toccato i 528 punti base, stando a Bloomberg. Inoltre, a spaventare Dublino - e con essa tutti i cosidetti periferici - ci pensa ancora la Grecia, tecnicamente salva per evitare il default di banche tedesche e francesi, ma alle prese con spread sempre maggiori nonostante la tenuta del Pasok alle elezioni amministrative dello scorso weekend, una sorta di referendum sulle misure di austerità imposte dal governo.

 

Il 5 novembre lo spread sul bund ha sfondato quota 900 punti base per la prima volta da metà settembre, mentre ieri, nonostante la vittoria elettorale, era a 880 punti base, su di 189 punti base dal 25 ottobre. Inoltre, come già scritto la scorsa settimana, Dublino deve anche fare i conti con la decisione tedesca di imporre ai detentori di bond parte del peso dei futuri salvataggi attraverso haircut dei rendimenti, scelta che Brian Lenihan il 3 novembre ha definito «non di aiuto, visto che manda il chiaro segnale ai mercati che l’Europa è sul punto di ristrutturare il debito di altre nazioni».

 

Non sarà di aiuto, chiaro, ma è la realtà: per Erik Nielsen, capo economista per l’Europa di Goldman Sachs, «l’Irlanda dovrà ricorrere all’aiuto dello European Stability Fund e del Fmi già all’inizio del 2011. E questa certezza sta cominciando a scatenare uno tsunami di nuove preoccupazioni sul mercato. C’è una considerevole possibilità che quelle istituzioni di salvataggio saranno coinvolte in un piano di finanziamento per Irlanda e Portogallo all’inizio del prossimo anno, questione di pochi mesi» (giusto per la cronaca, ieri il cds del Portogallo ha raggiunto quota 466, quello della Grecia 864 e quello della Spagna 265,2).

 

Una cosa va chiarita, per amore di verità: la danza degli spread, come quelle dei cds, può essere innescata anche da fattori emotivi, speculativi e tecnici. In particolare lo spread tra bund e obbligazioni irlandesi e di altri paesi ad alto indebitamento potrebbe parzialmente essere il riflesso del bassissimo numero di bond trattati in questi giorni. Volumi di scambi ridotti, infatti, significa che ogni volta che un singolo investitore decide di vendere bond irlandesi o greci crea un cosiddetto “market-moving event” e causa un crollo del prezzo e un picco del rendimento richiesto.

 

Altresì, però, sarebbe irresponsabile negare che la situazione strutturale del deficit irlandese sia fuori controllo, soprattutto visto l’obbligo di rientro del deficit sotto al 3% del Pil entro il 2014 imposto dall’Ue, limite che vede anche Francia e Gran Bretagna - protagonista di una finanziaria di tagli senza precedenti - costrette a nuove manovre per centrare l’obiettivo. Per ricevere il via libera di Bruxelles, Dublino necessita da qui a tre anni di altri risparmi per 15 miliardi, portando la somma totale combinata di aumento delle tasse e tagli della spesa a circa il 30% del totale dell’output economico del paese. Auguri!