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Economia e Finanza

FINANZA/ L’altra faccia dell’euro che oggi ci mette in crisi

Nella “ricetta” dell’euro c’è qualcosa che non funziona, spiega CELESTINO FERRARO, specialmente perché ogni paese è lasciato quasi sempre a se stesso

Euro_MedicineR375.jpg(Foto)

Quando la mente machiavellica di certi europeisti invasati escogitò (l’imbroglio) la moneta unica per dare all’Ue l’unità monetaria coniata in “euro”, le monete nazionali esistenti furono obbligate a un concambio nel quale fosse scontato il valore intrinseco dell’euro nei confronti della moneta che s’integrava nell’euro.

Fu così che per noi, il valore di un euro, fu valutato 1936,27 lire per equipararsi alla moneta unica. Abbiamo in tal modo pagato lo scarto di valore fra la nostra lira, oberata da un debito pubblico di due milioni di miliardi di lire (anni 2000), e l’euro che ci avrebbe fatto navigare sereni, a testa alta, fra le monete del mondo. Avremmo addirittura potuto illuderci che l’esoso concambio impostoci fosse stato appositamente calcolato proprio per consentire alla moneta europea un’eguaglianza di diritti distribuiti equanimemente fra tutti gli stati che accettavano l’euro come moneta unica.

Come e perché il nostro debito pubblico sia schizzato a 1760 miliardi di euro (pari a 3.407.835,2 miliardi di deprecate lire) non ancora son riuscito a spiegarmelo. L’enormità del cambio che ci fu imposto per integrarci con la moneta unica, poteva lasciarci credere che avessimo travasato nella Ue il nostro debito, assumendocene ovviamente gli oneri per l’estinzione: non era così. Ogni Stato continuò la sua marcia solitaria, impossibilitato dall’adesione all’Ue di poter battere moneta per far fronte alle necessità finanziarie che il confronto con le economie mondiali ci avrebbero obbligato a fare.

Alle scadenze programmate Bot, Cct e altri titoli di Stato, vanno in scadenza, e gli stati debitori ricorrono al mercato per rifinanziarsi. La scoperta drammatica è che l’euro rappresenta solo una faccia della moneta unica, l’altra faccia è tutta italiana, tedesca, francese, ecc. in rappresentazione dello Stato che partecipa all’Ue. Nessuna garanzia deriva da questa moneta unica che ci costò tantissimo, e se uno Stato di cui fa parte è in difficoltà economiche per motivi strettamente legati alla concorrenza spietata che globalizza il commercio e la produzione mondiale, l’Ue se ne frega e lo lascerà iugulare dagli interessi esosi derivanti dall’emissione di nuovi titoli di Stato, qualora l’economia dello Stato emittente non godesse di buona salute.

E se si è concorrenti attrezzatissimi sui mercati mondiali (vedi Finmeccanica), ogni espediente è buono per eliminare l’insidioso concorrente. Nessuno che abbia a cuore le necessità lavorative del concorrente che dalla slealtà concorrenziale subirà danni enormi per i suoi lavoratori. La disoccupazione è anche figlia dell’egoismo industriale di certi Stati adusi a dominare il mercato. Ma tant’è, bisogna soltanto saperne uscire.

Insomma, lo Stato, ente sociale sovrano, provvisto di personalità giuridica, costituito da un popolo organizzato su un territorio sotto l’autorità di un governo, per fini d’ordine, di giustizia, di difesa, di benessere e di progresso sociale può fallire e, gli altri Stati dell’Unione Europea, stare lì, a guardare, senza sborsare un centesimo per impedire la decozione.