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Economia e Finanza

FINANZA/ 1. Gentili: il futuro dell'Italia si gioca il 16 dicembre fuori casa

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Beh, diciamo che in caso di sfiducia si aprirebbe una crisi che certamente richiederà del tempo per essere risolta. Se guardiamo al passato, il 22 dicembre del 1994 cadde il primo governo Berlusconi e il 22 gennaio 1995 quello Dini ottenne la fiducia parlamentare. Nel 1993 ci fu invece il passaggio di consegne tra il Governo Amato (che presentò le dimissioni il 26 aprile) e quello Ciampi (che ottenne la fiducia il 12 maggio). Per quanto rapidi (casi più unici che rari), tempi del genere ci lascerebbero comunque esposti al fuoco della speculazione che potrebbe approfittare della confusione e dell’incertezza.

 

Oltre al vertice europeo, il 16 dicembre ci sarà anche la riunione dell’Ecofin dedicata all’avanzamento dei lavori sulla governance economica e la riforma del patto di stabilità. Temi molto importanti per le finanze pubbliche.

 

Certamente. La costruzione europea è a una delicatissima svolta, ben evidenziata dalla proposta avanzata da Tremonti e Juncker sugli Eurobond per arginare la crisi del debito che affligge l’Eurozona. Inoltre, nella riunione verrà messo a punto il calendario della nuova governance europea che scatterà da gennaio e che prevede una discussione sui piani di rientro di ciascun paese nella primavera. Siamo quindi alla vigilia di scelte molto importanti.

 

Anche perché al nostro paese potrebbe essere chiesta una nuova stretta sui conti con una manovra straordinaria.

 

Esattamente. Al momento sappiamo che il Fondo monetario internazionale è in visita nel nostro paese per una ricognizione sullo stato dei conti pubblici. Il Governo ha già fatto sapere che non c’è bisogno di un’altra manovra, ma le nuove regole europee o la difficile condizione dell’Eurozona potrebbero richiederla addirittura entro la primavera. Il Pd ha calcolato che si potrebbe trattare di 7 miliardi di euro. Una cifra che sarebbe comunque non di poco conto. Il Governo avrebbe fatto bene nei mesi scorsi a varare un significativo taglio del debito, attraverso un piano straordinario di dismissioni pubbliche del valore di 500 miliardi. Un’operazione del genere ci avrebbe messo al riparo da eventuali nuove manovre e, soprattutto, da nuove “stangate” fiscali, che credo nessuno voglia.

 

Si tratterebbe di nuove privatizzazioni?

 

Qualcosa del genere, se non ricordo male, era previsto tra le missioni indicate nel programma elettorale del centrodestra come “valorizzazione e vendita del patrimonio pubblico”. Oltre alle società quotate, agli immobili, si potrebbe agire anche sulle realtà del capitalismo municipale. Forse è ormai troppo tardi, ma una rapida ricognizione sarebbe opportuna, così da avere una carta in più da giocarci in futuro.

 

Tornando alla situazione dell’euro, pensa che la creazione degli Eurobond sia una soluzione migliore rispetto al fondo europeo di salvataggio?