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FINANZA/ 1. I nuovi segnali che fanno tremare l'Europa

Pubblicazione:martedì 14 dicembre 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Non lo farà - lo ha già dichiarato ufficialmente - Credit Agricole, che la prossima settimana diserterà l’asta di titoli di Stato spagnoli proprio per l’atteggiamento ondivago della Bce: «Il rischio è davvero troppo alto per il nostro appetito», recita un comunicato dell’istituto francese. Evviva! Prepariamoci, quindi, a un’impennata dei rendimenti obbligazionari per il 2011 quando il Portogallo dovrà racimolare sul mercato 38 miliardi di euro, il Belgio 85, la Spagna 210 e l’Italia ben 347, stando ai calcoli pubblicati la scorsa settimana da Goldman Sachs.

 

Inoltre, bisogna ricordarsi che l’80% dei mutui spagnoli sono denominati sui tassi Euribor, già in rialzo a fronte di stipendi che calano. In parole povere, ci sono due vie d’uscita se l’Europa intende proseguire su questa strada: o tutto il debito sovrano dei periferici diventerà debito pubblico tedesco oppure l’euro collasserà. E quante sono le probabilità di un tale evento? Stando a un report pubblicato ieri dal Centre for Economics and Business Research di Londra, «mantenere in vita l’euro richiederà tagli agli standard di vita europei più grandi di quelli affrontati dalla Gran Bretagna nella Seconda guerra mondiale. Nella storia recente non esistono livelli di calo degli standard pari a quelli che occorreranno per mantenere l’euro nella sua forma attuale. Per questo, a nostro avviso c’è una possibilità su cinque che l’euro resti in vita così com’è», conclude Douglas McWilliams, direttore del centro.

 

Il suo giudizio è stato influenzato anche dall’avvertimento giunto pochi giorni fa da Ernst&Young, le cui previsioni per l’eurozona parlano di prospettive di “severa recessione” nel 2011 pari a una su dieci: la previsione di crescita del Pil è infatti pari al +1,4%, contro l’1,7% del 2010 e l’1,9% per i tre anni successivi al prossimo. Quindi il combinato con i risorgenti timori sul debito possono dar vita a cosiddetti “gravi rischi di downside”, la sgradevole ipotesi del “tail risk”, ovvero un evento improbabile ma possibile.

 

Per Ernst&Young c’è un 10% di possibilità che l’economia dell’eurozona si contragga più del 2% nel 2011 e di un ulteriore 3% nel 2012: «È motivo di preoccupazione il fatto che la Bce abbia detto no a una politica di quantitative easing: questo significa che Francoforte si troverà ad affrontare una rinnovata crisi del debito senza munizioni efficaci». Insomma, un bel guaio. Ma a rendere ancora più fosche le prospettive e a rendere giustificabile la decisione di Credit Agricole di non acquistare bond spagnoli alla prossima asta, giunge un report di Ubs, in base al quale il detonatore della crisi all’inizio dell’anno prossimo potrebbe essere il sistema bancario spagnolo, anzi la sua struttura di sistema.


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COMMENTI
15/12/2010 - abbandono del Gold Exchange Standard (marok steu)

C'entra qualcosa l'abbandono del Gold Exchange Standard con il picco della produzione di petrolio statunitense verificatosi proprio in quegli anni e la necessità di importare quantitativi sempre crescenti di questa fondamentale materia prima? E il prezzo del petrolio a 90$ al barile (in crescita) è compatibile con una ripresa dell'economia?

 
14/12/2010 - Oro (J B)

In risposta al Sig. Cordiero, concordo con lei che l'inizio della fine è proprio l'abbandono del Gold Exchange Standard da parte di Nixon nel '71. D'altronde pensate e chiedetevi: si stava meglio negli anni 60 o oggi? Chiedete ad un impiegato se stava meglio 10 anni fa con le lire o oggi con l'euro? Come dice Cordiero oggi si vendono moltissime Porsche, ma quanti le comprano cash? Questo è forse benessere? Il benessere c'era una volta quando un impiegato con la liquidazione si comprava la casa al mare. L'aumento della massa monetaria non crea ricchezza. Crea solo distorsioni nella struttura di prezzi del mercato e ridistribuisce inequamente la ricchezza. Ovvero chi beneficia per primo della moneta inflazionata ne guadagna e man mano che ci si allontana dal centro del cerchio, chi rieveva moneta si ritrova progressivamente con una moneta che ha meno valore. Personalmente avvoco un ritorno al Gold Coin Standard ed una riserva del 100% sui depositi a vista delle banche. Ovviamente ritengo lo Stato debba solo salvaguardare i diritti di proprietà intensi come della persona e delle cose. Per il resto dovrebbe lasciare il mercato libero di fare. Credere nel mercato secondo me significa credere nell'uomo.

 
14/12/2010 - Soluzione (J B)

Per me Tremonti ha in mente una soluzione che serve al massimo a posticipare i problemi. Non credo abbia senso parlare di Eu Bond se i fondamentali dei vari membri dell'UE non vengono messi a posto. La domanda è come mettere ordine nelle finanze europee. Per me la risposta è semplice. Taglio draconiano della spesa pubblica con drastica riduzione dei servizi sociali. Congelamento immediato di ogni tipo di finanziamento pubblico (a partire dalla stampa e dal sud.) Liberalizzazione totale di servizi e professioni. Riduzione immediata delle imposte personali e societarie ad un massimo (totale) del 20% con no tax area per le regioni del sud. Un programma ovviamente impossibile e che scatenerebbe disordini sociali immensi. Quindi, vedo il default come unico scenario possibile. Se ci sganciamo dall'euro ed entriamo in un euro2 allora l'export andrà bene, ma al prezzo di vedere dimezzato il livello di vita di pensionati e dipendenti a reddito fisso. Il mio augurio è che si ritorni al piccolo. Regioni o città stato che vivono in pace tra loro e sotto una moneta sana. Ma sono ben oltre il wishful thinking...

 
14/12/2010 - aurum rejectum (giorgio cordiero)

Noto con piacere che qualcuno comincia a considerare la possibilità che il denaro di carta sia una convenzione fallibile. L'abbandono da parte delle banche centrali dela riserva aurea ha segnato a suo tempo l'inizio della fine. L'oro è una moneta universale e la vera unica risposta "sociale" alle crisi monetarie starebbe nel creare una moneta unciversale, ma allora tutte le teorie insegnate nelle università che si basano sulla possibilità di lucrare in maniera speculativa, il volutamente omesso signoraggio ed i derivati (,manco più cartacei, ma olografici, cioè elettronici)che fine farebero? Poplista, demagogo , pazzo e pericoloso...così verrei definito, ma siccome il mio parere conta meno di un cavolo, posso esprimerlo. Quando mi trovai a fare consulenze per la Corte Costituzionale decisi di andarmene perchè la mia era una battaglia contro i mulini a vento. Il guaio vero sta nella formazione culturale,nelle scuole di economia che hanno perso il contatto con la realtà, sta nelle Porsche comperate con il leasing (78% di riacquisto pattuito con il venditore dopo 18 mesi). Siamo alla frutta di un capitalismo chesi è autofagocitato. Per essere più realisti del re: l'unica soluzione alternativa al QE erano i Tremonti Bonds, ma la cieca Germania pone il suo veto e la finanza creativa sta distruggendo tutto. Finiremo in mano di chi ha i soldi (cinesi , arabi)...auguri di Buon Natale... Magari no: magari cominceremo a smetterla di litigare e di vomitarci addosso nere profezie

 
14/12/2010 - QE (J B)

Sempre articoli interessanti! Complimenti dott. Bottarelli. Mi pare però di comprendere che Lei vede il QE come una sorta di ultima linea di difesa contro, direi, l'inevitabile default europeo. Default che è bene ricordare ad oggi è forse ancora più probabile negli Stati Uniti. Siamo sicuri che stampare moneta sia la soluzione? Come Lei ben sa, i prezzi delle commodities sono saliti enormemente negli ultimi tempi. E' solo questione di tempo prima che gli incrementi vengano trasferiti ai consumatori. Quindi salari che scendono e prezzi che salgono. Scala mobile e controllo dei prezzi? La perfetta ricetta per vedere sparire dai supermercati la roba. L'oro, la moneta per eccellenza (liberamente scelta dall'uomo 5000 anni fa e mai imposta dallo stato) da dieci anni indica chiaramente qualcosa non funziona con le monete di carta. Stiamo vivendo un periodo storico importantissimo.

 
14/12/2010 - Debito e interventi fiscali (Vulzio Abramo Prati)

Al punto in cui siamo e con la situazione di debito che abbiamo e la speculazione incombente penso che le strade possibili da percorrere possano essere solo due e impopolari: aumentare le tasse o proseguire con i tagli in modo deciso. Da un punto di vista politico derivano esiti diversi; l'Economist del 4/12 dà ampio spazio a uno studio dal titolo "The Electoral Consequences of large Fiscal Adjustments" dei Proff. Alesina (Harvard), Carloni (UC Berkeley)e Lecce (NY University) nel quale si analizzano i risultati elettorali di 19 paesi ricchi nell'arco di 33 anni, mostrando come sia bocciato dagli elettori un incremento della tassazione, mentre sia accettata una politica dei tagli. In particolare nei principali 10 casi di intervento i partiti di governo sono stati battuti nel 56% dei casi se hanno aumentato le imposte mentre solo nel 20% se hanno fatto tagli di bilancio. I tagli possono provocare disordini e proteste di piazza ma vengono accettati dagli elettori. Quello che il Segretario Bersani, che cavalca le proteste, dovrebbe capire è che tanti lavoratori e pensionati che faticano ad arrivare a fine mese sono stanchi di finanziare enti lirici che danno emolumenti da favola a direttori e artisti, o finanziare film che non andranno mai nelle sale, o giornali che nessuno legge, o ancora il proliferare di Università e cattedre a scapito della qualità visto che nel Paese cha ha avuto la prima Università del mondo ne abbiamo solo 3 nei primi 200 posti, e nemmeno messe bene!

 
14/12/2010 - aria fritta (giorgio cordiero)

Ha ragione Bottarelli, a Bruxelles si parla sempre di aria fritta, manca la percezione nazionale dell'Europa Il collassamento dell'euro? Ipotesi probabile,ma la sconvenienza in tal caso esisterebe anche per la medesima Germania. Vi ricordate cosa sucesse a Leheman Bros? Qualcuno (i repubblicani allora al governo) decisero che il mercato aveva bisogno di una lezione e che quella banca dovesse essere lasciata al suo desitno (guarda caso una banca in mano ai democratici), ciò avvenne in un momento preciso: pochi mesi prima delle elezioni. Nessuno si è mai chiesto se questa decisione non fosse avvenuta anche per questioni politiche? Lasciare fallire le banche spagnole si tradurrebbe in un default pubblico di quello stato.Vero è che non sarebbe la prima volta che un debito pubblico viene ristrutturato, infatti solo Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Norvegia, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda, fra i maggiori Stati di tutti i continenti, non presentano, negli ultimi 210 anni, default e periodi di riscadenziamento delle finanze statali. Qui però sarebbe la prima volta che un continente intero rischia. Nessuno ha la sfera di cristallo, ma credo che ciò non possa avvenire. Il debito, come il denaro , è in fondo una convenzione, quindi penso che non vi sia convenienza per nessuno che ciò accada. Piuttosto entità sovrane in salute (relativa) come la Cina , potrebbero decidere di venire in soccorso all'euro, fagocitandolo.