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FINANZA/ 1. I nuovi segnali che fanno tremare l'Europa

Pubblicazione:martedì 14 dicembre 2010

Foto Imagoeconomica Foto Imagoeconomica

Se infatti la ratio debito sovrano/Pil spagnola non appare particolarmente preoccupante e la linea di trend si discosta da quella irlandese o portoghese, esiste un vulnus che Ubs descrive così: «La ricapitalizzazione delle banche è l’evento chiave e pensiamo che gli investitori restino preoccupati rispetto alla qualità degli assets del sistema bancario spagnolo e al fatto che la base della struttura di finanziamento sia nei fatti totalmente affidata al mercato. Pensiamo che il settore bancario iberico dovrà conoscere perdite consistenti sui prestiti e sul settore immobiliare e dovrà ribilanciare la struttura della maturazione attraverso finanziamenti a breve termine con fonti più stabili, come depositi a tempo e bonds a lungo termine».

 

Due i problemi del settore. Primo, il modo con cui le banche spagnole finanziano le loro operazioni potrebbe essere una ricetta per il disastro. Basarsi su finanziamenti a breve termine, infatti, non è solo potenzialmente costoso, ma anche rischioso: quando la percezione del rischio di credito sale, finanziarsi può avere costi esorbitanti. E se la situazione peggiorerà, le aziende che si basano eccessivamente sul finanziamento a breve termine potrebbe virtualmente divenire incapaci di ottenere credito a qualsiasi costo sia offerto.

 

Secondo, le banche spagnole non sembrano aver accantonato abbastanza denaro per colmare le perdite sui prestiti, anche a causa della legislazione bancaria spagnola che permette agli istituti di spalmare gli approvvigionamenti su periodi relativamente lunghi di tempo (sei anni per i mutui immobiliare residenziali). Inoltre, non esistono dati precisi riguardo il collaterale sui mutui legati al settore immobiliare spagnolo. Quindi Ubs ha utilizzato la ratio valida per altri paesi che hanno conosciuto questo tipo di problemi - Usa e Irlanda - concludendo che il 50% di tutti i mutui “problematici” costerebbe alle banche spagnole un approvvigionamento supplementare pari a 60 miliardi di euro, mentre prendendo il 60% il conto salirebbe a 89 miliardi di euro.

 

Insomma, giovedì e venerdì a Bruxelles si parlerà di aria fritta mentre i mercati già danno per certa la crisi spagnola e si focalizzano sui cds francesi. E dopo la giornata di oggi alla Camera e al Senato, potrebbe toccare all’Italia.



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COMMENTI
15/12/2010 - abbandono del Gold Exchange Standard (marok steu)

C'entra qualcosa l'abbandono del Gold Exchange Standard con il picco della produzione di petrolio statunitense verificatosi proprio in quegli anni e la necessità di importare quantitativi sempre crescenti di questa fondamentale materia prima? E il prezzo del petrolio a 90$ al barile (in crescita) è compatibile con una ripresa dell'economia?

 
14/12/2010 - Oro (J B)

In risposta al Sig. Cordiero, concordo con lei che l'inizio della fine è proprio l'abbandono del Gold Exchange Standard da parte di Nixon nel '71. D'altronde pensate e chiedetevi: si stava meglio negli anni 60 o oggi? Chiedete ad un impiegato se stava meglio 10 anni fa con le lire o oggi con l'euro? Come dice Cordiero oggi si vendono moltissime Porsche, ma quanti le comprano cash? Questo è forse benessere? Il benessere c'era una volta quando un impiegato con la liquidazione si comprava la casa al mare. L'aumento della massa monetaria non crea ricchezza. Crea solo distorsioni nella struttura di prezzi del mercato e ridistribuisce inequamente la ricchezza. Ovvero chi beneficia per primo della moneta inflazionata ne guadagna e man mano che ci si allontana dal centro del cerchio, chi rieveva moneta si ritrova progressivamente con una moneta che ha meno valore. Personalmente avvoco un ritorno al Gold Coin Standard ed una riserva del 100% sui depositi a vista delle banche. Ovviamente ritengo lo Stato debba solo salvaguardare i diritti di proprietà intensi come della persona e delle cose. Per il resto dovrebbe lasciare il mercato libero di fare. Credere nel mercato secondo me significa credere nell'uomo.

 
14/12/2010 - Soluzione (J B)

Per me Tremonti ha in mente una soluzione che serve al massimo a posticipare i problemi. Non credo abbia senso parlare di Eu Bond se i fondamentali dei vari membri dell'UE non vengono messi a posto. La domanda è come mettere ordine nelle finanze europee. Per me la risposta è semplice. Taglio draconiano della spesa pubblica con drastica riduzione dei servizi sociali. Congelamento immediato di ogni tipo di finanziamento pubblico (a partire dalla stampa e dal sud.) Liberalizzazione totale di servizi e professioni. Riduzione immediata delle imposte personali e societarie ad un massimo (totale) del 20% con no tax area per le regioni del sud. Un programma ovviamente impossibile e che scatenerebbe disordini sociali immensi. Quindi, vedo il default come unico scenario possibile. Se ci sganciamo dall'euro ed entriamo in un euro2 allora l'export andrà bene, ma al prezzo di vedere dimezzato il livello di vita di pensionati e dipendenti a reddito fisso. Il mio augurio è che si ritorni al piccolo. Regioni o città stato che vivono in pace tra loro e sotto una moneta sana. Ma sono ben oltre il wishful thinking...

 
14/12/2010 - aurum rejectum (giorgio cordiero)

Noto con piacere che qualcuno comincia a considerare la possibilità che il denaro di carta sia una convenzione fallibile. L'abbandono da parte delle banche centrali dela riserva aurea ha segnato a suo tempo l'inizio della fine. L'oro è una moneta universale e la vera unica risposta "sociale" alle crisi monetarie starebbe nel creare una moneta unciversale, ma allora tutte le teorie insegnate nelle università che si basano sulla possibilità di lucrare in maniera speculativa, il volutamente omesso signoraggio ed i derivati (,manco più cartacei, ma olografici, cioè elettronici)che fine farebero? Poplista, demagogo , pazzo e pericoloso...così verrei definito, ma siccome il mio parere conta meno di un cavolo, posso esprimerlo. Quando mi trovai a fare consulenze per la Corte Costituzionale decisi di andarmene perchè la mia era una battaglia contro i mulini a vento. Il guaio vero sta nella formazione culturale,nelle scuole di economia che hanno perso il contatto con la realtà, sta nelle Porsche comperate con il leasing (78% di riacquisto pattuito con il venditore dopo 18 mesi). Siamo alla frutta di un capitalismo chesi è autofagocitato. Per essere più realisti del re: l'unica soluzione alternativa al QE erano i Tremonti Bonds, ma la cieca Germania pone il suo veto e la finanza creativa sta distruggendo tutto. Finiremo in mano di chi ha i soldi (cinesi , arabi)...auguri di Buon Natale... Magari no: magari cominceremo a smetterla di litigare e di vomitarci addosso nere profezie

 
14/12/2010 - QE (J B)

Sempre articoli interessanti! Complimenti dott. Bottarelli. Mi pare però di comprendere che Lei vede il QE come una sorta di ultima linea di difesa contro, direi, l'inevitabile default europeo. Default che è bene ricordare ad oggi è forse ancora più probabile negli Stati Uniti. Siamo sicuri che stampare moneta sia la soluzione? Come Lei ben sa, i prezzi delle commodities sono saliti enormemente negli ultimi tempi. E' solo questione di tempo prima che gli incrementi vengano trasferiti ai consumatori. Quindi salari che scendono e prezzi che salgono. Scala mobile e controllo dei prezzi? La perfetta ricetta per vedere sparire dai supermercati la roba. L'oro, la moneta per eccellenza (liberamente scelta dall'uomo 5000 anni fa e mai imposta dallo stato) da dieci anni indica chiaramente qualcosa non funziona con le monete di carta. Stiamo vivendo un periodo storico importantissimo.

 
14/12/2010 - Debito e interventi fiscali (Vulzio Abramo Prati)

Al punto in cui siamo e con la situazione di debito che abbiamo e la speculazione incombente penso che le strade possibili da percorrere possano essere solo due e impopolari: aumentare le tasse o proseguire con i tagli in modo deciso. Da un punto di vista politico derivano esiti diversi; l'Economist del 4/12 dà ampio spazio a uno studio dal titolo "The Electoral Consequences of large Fiscal Adjustments" dei Proff. Alesina (Harvard), Carloni (UC Berkeley)e Lecce (NY University) nel quale si analizzano i risultati elettorali di 19 paesi ricchi nell'arco di 33 anni, mostrando come sia bocciato dagli elettori un incremento della tassazione, mentre sia accettata una politica dei tagli. In particolare nei principali 10 casi di intervento i partiti di governo sono stati battuti nel 56% dei casi se hanno aumentato le imposte mentre solo nel 20% se hanno fatto tagli di bilancio. I tagli possono provocare disordini e proteste di piazza ma vengono accettati dagli elettori. Quello che il Segretario Bersani, che cavalca le proteste, dovrebbe capire è che tanti lavoratori e pensionati che faticano ad arrivare a fine mese sono stanchi di finanziare enti lirici che danno emolumenti da favola a direttori e artisti, o finanziare film che non andranno mai nelle sale, o giornali che nessuno legge, o ancora il proliferare di Università e cattedre a scapito della qualità visto che nel Paese cha ha avuto la prima Università del mondo ne abbiamo solo 3 nei primi 200 posti, e nemmeno messe bene!

 
14/12/2010 - aria fritta (giorgio cordiero)

Ha ragione Bottarelli, a Bruxelles si parla sempre di aria fritta, manca la percezione nazionale dell'Europa Il collassamento dell'euro? Ipotesi probabile,ma la sconvenienza in tal caso esisterebe anche per la medesima Germania. Vi ricordate cosa sucesse a Leheman Bros? Qualcuno (i repubblicani allora al governo) decisero che il mercato aveva bisogno di una lezione e che quella banca dovesse essere lasciata al suo desitno (guarda caso una banca in mano ai democratici), ciò avvenne in un momento preciso: pochi mesi prima delle elezioni. Nessuno si è mai chiesto se questa decisione non fosse avvenuta anche per questioni politiche? Lasciare fallire le banche spagnole si tradurrebbe in un default pubblico di quello stato.Vero è che non sarebbe la prima volta che un debito pubblico viene ristrutturato, infatti solo Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Norvegia, Svezia, Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda, fra i maggiori Stati di tutti i continenti, non presentano, negli ultimi 210 anni, default e periodi di riscadenziamento delle finanze statali. Qui però sarebbe la prima volta che un continente intero rischia. Nessuno ha la sfera di cristallo, ma credo che ciò non possa avvenire. Il debito, come il denaro , è in fondo una convenzione, quindi penso che non vi sia convenienza per nessuno che ciò accada. Piuttosto entità sovrane in salute (relativa) come la Cina , potrebbero decidere di venire in soccorso all'euro, fagocitandolo.