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FINANZA/ 2. Ecco dove l'asse Merkel-Sarkozy vuol portare l'Europa

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L’idea di emettere Eurobond (o e-bond, come si comincia a dire sulla scia della proposta Tremonti-Juncker) non è nuova. Circola in ambienti europei, che io ricordi, da almeno una decina d’anni. Se ne fece promotore, ad esempio, Giuliano Amato. In sostanza, secondo la proposta Tremonti-Juncker, la Commissione europea avrebbe la possibilità di emettere titoli pubblici a nome e per conto dell’Unione europea, non di singoli Stati. È un’ottima idea e aggiungerebbe un altro tassello al puzzle che dovrebbe comporre l’unione fiscale, alla fine di un processo che immagino piuttosto lungo di costruzione del consenso politico-sociale. La possibilità di emettere e-bonds, infatti, darebbe modo all’Unione di ampliare quantitativamente il proprio bilancio, attualmente molto limitato, e soprattutto consentirebbe di allargare la gamma d’azione della politica fiscale comunitaria (che attualmente serve prevalentemente a finanziare la politica agricola comune). Politicamente, quindi, sarebbe un passo nella direzione dell’unione fiscale così come l’ho descritta precedentemente.

 

Secondo lei, perché questa proposta incontra pareri sfavorevoli?

 

La proposta non incontra grande consenso proprio perché alcuni paesi sono fieramente avversi a concedere spazio sovrano alle autorità europee in materia di politica fiscale. Il Regno Unito è da sempre avverso a un allargamento del bilancio europeo. Più recentemente, la Germania della Kanzlerin Merkel si è messa sullo stesso binario, in buona sostanza perché teme di dover pagare il conto del lassismo altrui. Storicamente, almeno nella repubblica post-gollista, la Francia si è dimostrata aperta a proposte di ampliamento e rafforzamento politico del bilancio europeo. Più recentemente, però, la Francia di Sarkozy sembra essersi allineata alla Germania. Per questo motivo ritengo la proposta politicamente ancora debole e quindi non fattibile.

 

Che futuro vede per l’euro?

 

La sopravvivenza dell’euro è a rischio. Per salvare la moneta unica occorre procedere in due direzioni: (a) l’introduzione di un meccanismo credibile e permanente di soluzione delle crisi del debito sovrano dei paesi partecipanti all’Unione monetaria europea (Ume), (b) una politica fiscale comune. Su (b) ci siamo già soffermati nelle risposte precedenti. A me sembra che il cammino sia ancora lungo e vada accelerato per prevenire le crisi del debito sovrano. Per quanto riguarda (a) si sono fatti passi avanti essenziali, più rapidamente che sul fronte fiscale, ma c’è ancora molto da fare e da chiarire. Attualmente, il meccanismo di soluzione delle crisi del debito sovrano (ideato a maggio per far fronte alla crisi greca) è temporaneo (durerà fino al 2013) e solo parzialmente credibile. Esso si basa a sua volta su due gambe: l’attivazione di un sistema di aiuti europeo al paese in crisi e l’acquisto di titoli pubblici da parte della Banca Centrale Europea (Bce).

 

E come funziona il sistema di aiuti europeo?